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Storia di una relazione extraconiugale con un #prete finita in tribunale

Dopo 5 anni i giudici hanno condannato la moglie a risarcire il marito depresso. Salvo il prete protagonista della love story.

Gli elementi ci sono tutti in questa storia e sono quelli di una cinematografia farsesca, imprevedibile e grottesca: il #prete innamorato, la moglie fedifraga e il marito tradito, ormai depresso per il carattere pubblico della relazione.

Una relazione iniziata nel 2008 e che, in maniera sofferta e manifesta agli occhi di tutti gli abitanti del quartiere, è andata avanti a lungo, provocando seri danni alla stabilità emotiva del marito tradito.

Il contesto è stato quello della parrocchia della chiesa di San Giustino, nel quartiere di Roma dove viveva la coppia che ha due figli.

Il salvatore di anime, protagonista della vicenda, è don Vito Isacchi, da anni trasferitosi a l’Aquila, dove svolge incarichi di primo piano nell’ambito clericale.

La giustizia

All’epoca dei fatti il don era un semplice vice parroco della parrocchia romana, probabilmente succube del fascino femminile, specie di casalinghe insoddisfatte e smaniose di interventi salvifici personalizzati. E, incline alla salvezza dei suoi parrocchiani, fu facile preda di una moglie inquieta, amante del brivido.

La love story andò avanti tra i mormorii e i commenti di quanti sapevano, fino a quando il marito della donna non venne a conoscenza di tutto.

Questi, ormai caduto nel tunnel della depressione, citò i due amanti in giudizio, chiedendo anche un risarcimento economico per il suo grave stato psicologico.

Ma i tempi della giustizia italiana sono quelli che sono e ci sono voluti 5 lunghi anni perchè i giudici emanassero la loro sentenza, che ha il sapore della beffa e conferisce nuovi toni alla vicenda, già di per sè grottesca.

La #moglie adultera dovrà corrispondere al marito, affetto da depressione, un risarcimento di 15.000 euro, mentre questi, a sua volta, dovrà pagare le spese processuali al #prete ingannatore, fissate nella misura di 3mila e 200euro.

Che gli ‘uomini di Dio’ godano di privilegi particolari, probabilmente illuminati dalla luce dello Spirito Santo, è cosa risaputa, ma questa sentenza ha destato legittimamente le ire dei legali del marito tradito e umiliato. Questi hanno infatti avanzato istanze  anche alla Diocesi della Capitale e alla Cei, ma sono rimaste senza risposta.

Ancora una volta il muro dell’omertà di Santa Madre Chiesa Cattolica ha avuto la meglio su una giustizia terrena inesistente.

Vedremo i risvolti della giustizia divina!

#IrmaSaracino

 

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