L’amore infinito della francese e del partigiano

Luciano Pradolin era un membro dell’esercito italiano che si trovava a Cannes, all’epoca del secondo conflitto mondiale. Lì conobbe la neo diplomata Gaby Vincent, affascinante francese con cui condivise un amore impetuoso e, purtroppo, breve.

I due innamorati

La comunicazione era facile. Lui universitario, studiava lingue, tra cui proprio quella della sua amata. Durò due mesi il loro idillio, fino a quando lei fu costretta dal padre a raggiungerlo e dovettero separarsi.

Il loro sentimento, però, era tanto forte da non poter concludersi là:  continuò attraverso un avvicendarsi di lettere, nelle quali  lei gli prometteva il suo ritorno entro  sei settimane, così che il loro amore potesse proseguire indisturbato. Sfortunatamente, la loro relazione dovette ancora interrompersi.

Pradolin fu costretto, a distanza di pochissimi giorni, a lasciare la Francia. In fuga dai tedeschi, riuscì a tornare in patria, a Tramonti di Sopra.

Gaby non conosceva il suo indirizzo, ma non smise mai, neanche per un momento, di cercarlo. Persino la Croce Rossa l’aiutò, rivelandogli informazioni circa la sua casa.

Ma i mali, si sa, non vengono mai soli. Correva l’11 febbraio del 1945, i nazifascisti fucilarono Pradolin senza pietà. Un’altra vita “sconosciuta” portata via.

Ma l’amore di Gaby, però, era più forte anche del tempo, talmente tanto da farci conoscere una relazione così travolgente a distanza di tanti anni.

“Non dimenticherò mai il primo amore che ha colpito il mio cuore. Ti chiedo solo, anche se i tuoi sentimenti sono cambiati, di non lasciare questa lettera senza risposta.” Perseverava, alla ricerca di un riscontro positivo.

Era ignara dell’accaduto, del suo agghiacciante omicidio. Protrasse lo scambio epistolare fino al 1949.

Gaby Vincent sposò poi un ufficiale statunitense di origini italiane e si trasferì a Philadelphia.

Queste le parole dell’ultima lettera da lei inviata:

“E voi caro Luciano? Saranno successe molte cose nella vostra vita. Matrimonio? Bambini? Siete professore di francese? Come lo desideravate quando vi ho incontrato. Sapete, qualche volta ripenso a quell’opera di Puccini, Madama Butterfly, e mi domando perché quel soldato che dice tanto di amarla, parte e non ritorna più… e penso che se io fossi stata al suo posto avrei scritto a Madama Butterfly e mi sarei spiegata, in modo tale che avrebbe compreso e accettato con meno amarezza il suo abbandono. (…) Se questa lettera vi arriva, e voi non desiderate rispondermi, semplicemente rispeditela al mio indirizzo e così saprò che, malgrado il vostro silenzio, siete ancora vivo”.

Qui una delle poche risposte che l’amato aveva scritto:

“Mia cara Gaby (…) sto rileggendo la tua lettera, sento che ti amo. Sono sicuro che mi ami, cosa posso chiedere di più dalla vita? Quando penso a te cattivi pensieri e preoccupazioni svaniscono, mi resta il profumo dolce del tuo affetto e del tuo amore. (…) Mia piccina perché hai dubitato di me? Perché sei stata così (cattiva) nello scrivermi che se non ti avessi più amata tu ti saresti…Gaby non si ama per essere riamati, ma si ama perché si ama e qualsiasi cosa arrivi, anche l’oblio, chi ama continua ad amare (…). Desidero che tu abbia fiducia illimitata in me. Anche se non dovessero arrivarti più mie notizie, vorrei che tu continuassi a dire: Luciano, sono certa che mi vuol bene e io altrettanto”. Poi conclude: “Due giorni fa ho sentito alla radio un pezzo di Madama Butterfly. Ti ricordi la storia? A te non capiterà così.”

Chissà se Gaby è ancora viva, se pensa a Luciano e a quello che avrebbe potuto essere, ma non è stato.

Per il nipote del partigiano, custode delle lettere, è un finale ancora da scriversi. Spera di poterla ritrovare e raccontarle l’accaduto. Il loro amore è come un fuoco che non brucia: non si spegne mai.

#ClaudiaMarasciulo