Tutto ha un limite, eccetto l’amore

Correva l’anno 1939 quando l’ebreo Elihau, ventiquattrenne, fu costretto a scappare dalla Polonia, lasciando casa, averi e famiglia dietro di sé, trovando rifugio nell’Unione Sovietica. Scappava dalla malvagità che la seconda guerra mondiale minacciava di scagliare contro tutte quelle persone considerate sbagliate.

Perse le tracce di tutti quelli che amava, purtroppo costretti a rimanere a Varsavia. Dieci anni dopo decise di trasferirsi in Israele, terra d’origine dei suoi avi, così da poter costruirsi un futuro ricominciando da zero. Si sposò, ebbe figli e visse felice; ma il ricordo dei suoi cari restava. Tentò in tutti i modi di rintracciarli, sperando potessero essere ancora vivi, che magari si fossero salvati allo sterminio.

Eppure la notizia arrivò come una secchiata di acqua gelata, erano morti tutti in un campo di concentramento.
Si sa però, la vita deve andare avanti, volenti o nolenti. E la vita continuò per lui, fino ad oggi.

Ora, alla veneranda età di centodue anni, ha ricevuto una notizia eclatante, che lo ha riempito di gioia: suo fratello, al tempo, si era  salvato. Era riuscito a sfuggire all’olocausto, scappando in Russia, dove aveva continuato a vivere, lavorando e mettendo su famiglia.

Purtroppo il destino non è stato benevolo come con Elihau, ha portato via Volf nel 2011. Tuttavia, la sorpresa di scoprire che almeno lui ce l’avesse fatta bastava per rasserenare l’anima dell’oramai anziano signore. In aggiunta, la rivelazione di avere un nipote che tanto gli assomigliava lo colmava di gioia

“È un miracolo, non avrei mai pensato che sarebbe successo mi rende così felice sapere che ci sia ancora una parte di mio fratello in vita”.

Alexandre, sessantaseienne, era rimasto in Russia, ma, appena scoperto di avere un familiare vivo in Israele, ha preso il primo aereo. Elihau ha sopportato due notti insonni per attenderlo, così dice. Lo ha abbracciato e stretto forte, commosso per l’incontro inaspettato.

I funzionari di Yad Vashem, ente nazionale per la memoria della Shoah, si dichiarano anch’essi scossi per il carico di emozioni che l’incontro ha portato. Si occupano di sostituire tutti i numeri con cui le vittime venivano marchiate, ridandogli il loro proprio nome.

“Non è mai troppo tardi, le persone possono sempre trovare quello che cercano”.

Afferma Elihau, finalmente sereno.
Dopotutto, se finisci l’ultimo giorno della tua vita col sorriso, penserai che tutta la tua esistenza sia stata bella.

#ClaudiaMarasciulo