“Il bagaglio del cuore”

C’è sempre un momento nella vita di un individuo in cui si cercano nuove possibilità e aspettative di vita diverse da quelle che il proprio #Paese è in grado di offrire.

Queste nuove speranze, che si insinuano impetuosamente nell’animo umano, determinano l’incremento di fenomeni sociali di spicco nella realtà odierna, quali l’emigrazione relativa specialmente a Paesi in cui guerre ed incertezze economiche regnano sovrane e la “fuga di cervelli“, che invece caratterizza Paesi con altre problematiche come l’Italia.

Italia che offre bellezze naturali e paesaggi di valore storico e culturale inestimabili, ma il cui governo e  istituzioni  rendono un #Paese dal quale è meglio fuggire.

Oggi come allora?

L’Italia che oggi diventa l’approdo, sia pure transitorio, di nuove popolazioni, di gente che affronta il cosiddetto “viaggio della speranza“, alla ricerca di un futuro migliore e che spesso non porta nulla con sé una fotografia insieme ai propri cari o qualche piccolo dettaglio che manterrà sempre il legame con la propria terra nativa.
Ognuno infatti è legato al luogo in cui ha trascorso la propria infanzia da una memoria sensoriale ed affettiva che raccoglie migliori sfumature di un paesaggio ricco di bellezze naturali, sapori tipici locali e odori che portano alla mente una sola immagine: “casa“.

Maremma

Ben riconosco in te le tue usate forme con gli occhi incerti tra ‘l sorriso e il pianto. e in quelle seguo de’ miei sogni l’orme erranti dietro il giovanile incanto“. (G. Carducci – Rime Nuove 1885).

Quando si affronta un viaggio, il vero bagaglio che si custodisce nel #cuore, è quello costituito dai ricordi, da dettagli caratteristici del paesaggio che attenuano, se pur per un momento, il dolore e la nostalgia di un amore vero che si cela in un senso di appartenenza alla patria.
Ci si aggrappa quindi ad elementi della terra come i pastori che “han bevuto profondamente ai fonti alpestri […]” (G. D’Annunzio – I pastori), perché il ” sapor d’acqua natia rimanga ne’ cuori esuli a conforto che lungo illuda la lor sete in via.” (G. D’Annunzio – I pastori).

E mentre i poeti celebrano e ricordano, con il dolore nel #cuore, le proprie terre alle quali non potranno più far ritorno, come nel caso di Foscolo con il sonetto “A Zacinto”, i giovani di oggi resi delusi e amareggiati da altri aspetti rilevanti del proprio Paese, come la mancanza di opportunità lavorative e di un futuro sereno e stabile.

Quindi fuggono e si dimenticano a volte anche delle proprie origini o le rinnegano con odio, mostrando atteggiamenti poco riconoscenti nei confronti di quella terra in cui sono cresciuti e di cui sono figli a tutti gli effetti.

E l’#addio si fa dolore, rabbia, impotenza, mentre si cerca un nuovo orizzonte nella nebbia del domani incerto.

#FedericaSambogna