Caso Moro, 40 anni dopo

I misteri irrisolti

 Moro, il 9 maggio del 1978, viene ritrovato esanime in una Renault 4. Il dossier ricostruisce i suoi ultimi 55 giorni di vita, dall’agguato di Via Fani al ritrovamento. Sono passati 4 decenni, ma rimangono numerosi misteri.

16 Marzo 1978-Ore 9.02:  Il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro e la sua scorta vengono assaliti da un nucleo armato delle Brigate Rosse in via Fani,a Roma. Proprio quella mattina il neo-Presidente del Consiglio Andreotti avrebbe ottenuto la fiducia dal Parlamento, decisiva ai fini del “Compromesso Storico”.

L’agguato

Ore 9.05: Moro viene trasbordato nell’ autovettura del commando. Sull’asfalto giacciono i cadaveri della scorta e dell’autista di Aldo Moro.

Ore 10.10: Il rapimento viene rivendicato dal brigatista Morucci. Immediate le reazioni politiche e civili: le trasmissioni televisive sono interrotte dall’Edizione Straordinaria del Tg,  i sindacati proclamano uno sciopero generale e il Governo Andreotti IV viene rapidamente fiduciato dalle Camere. L’Italia si ferma.

La prigionia

 

Dalla mattina del 16 Marzo al 9 Maggio, #Moro è tenuto prigioniero in un insospettabile appartamento di proprietà della brigatista Anna Laura Braghetti, in Via Montalcini, a Roma. Durante la sua prigionia, #Moro scrive 86 lettere indirizzate alla famiglia, ai politici, ai giornalisti ed a Papa Paolo IV, che celebrerà le esequie a San giovanni in Laterano.

In queste lettere Moro tenta di fornire cripticamente indicazioni circa il luogo della sua detenzione, facendo capire di essere ancora nella Capitale. Inoltre, nelle sue ultime missive  cerca d’indurre una trattativa con i terroristi. La fuorviante proposta di negoziazione, avanzata da Moro, viene unanimamente interpretata come “lavaggio del cervello” ad un Uomo di Stato. Ma le proposte di trattativa non vengono consigliate solo attraverso le lettere di Moro, ma anche per mezzo di ben 9 comunicati di richiesta  scarcerazione di brigatisti.

Il capo-brigatista Moretti cerca di trattare addirittura con la  moglie di Moro il 30 Aprile.  Durante la prima settimana di Maggio, al termine di un “processo del popolo“, si decide per l’esecuzione

L’omicidio e il rinvenimento del corpo

9 Maggio-Ore 6.00: Secondo le ricostruzioni, Aldo Moro viene svegliato all’alba e gli viene riferito di essere stato “graziato”. Tale menzogna pare sia stata detta per non farlo soffrire inutilmente.

Ore 9.00: Aldo Moro viene fatto entrare nel bagagliaio di una Renault 4: gli viene detto che sarà rilasciato.

Ore 10.00: Mario Moretti ferisce mortalmente Aldo Moro con una pistola Walther e una mitraglietta. L’autovettura con il cadavere viene parcheggiata in via Caetani, nel centro di Roma.

Ore 12.30: Il brigatista Morucci telefona ad un assistente di Moro, comunicandogli la posizione del cadavere “nel bagagliaio di una Renault 4 rossa. I  numeri di targa sono N7686.” Le forze dell’ordine intervengono dopo pochi minuti.

Questioni irrisolte

Nonostante gli interrogatori e le recenti ricostruzioni digitali, permangono alcune “zone d’ombra”

. In primis la casualità (o premeditazione) di rapire #Moro in una giornata cosi’ importante del compromesso “storico” tra PCI e DC. Come anche il fatto che, a settimane dal ritrovamento del corpo, alcuni uomini del Generale Dalla Chiesa (coinvolto nella loggia P2 ed ucciso nel 1982 dalla “mafia”) abbiano rinvenuto alcune lettere di Moro in una casa di brigatisti a Milano.

Ed ancora, il possibile (o probabile) coinvolgimento della Loggia Massonica P2 che, attraverso i suoi affiliati impegnati nei servizi segreti e nei comitati di crisi, può aver contribuito al  depistaggio delle indagini.

Il Mistero è ancora tutto da chiarire

#MarioCalvelli

 

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