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Sudan, la terribile storia di Noura

Graziata la sposa bambina  Noura Hussein, condannata a morte in Sudan per aver ucciso il marito.

Sudan, un mondo in cui ancora permangono tradizioni tribali che coesistono con realtà socio-economiche proiettate verso il futuro. Un territorio che ci parla di antiche consuetudini e in cui i colori, i profumi, il fascino misterioso dell’Africa celano violenze, soprusi.

Un mondo violento, sanguigno, ancorato a visioni ancestrali, in cui non c’è spazio per l’identità femminile, che soccombe all’arbitrio dell’universo maschile.

Noura Houssein

Difficile essere donna in questa Nazione, specie nelle zone interne, dove la sottomissione alla famiglia, prima, e al marito, poi, è una legge millenaria.

Ma Noura, andata in #sposa a soli 13 anni a un suo cugino, ha avuto la forza di ribellarsi a questo sistema.

All’epoca del matrimonio, Noura oppose resistenza. Non voleva quell’uomo, tanto più grande di lei e che non amava. Voleva la sua età, la sua innocenza.

Il matrimonio
Il matrimonio

Ma il suo rifiuto cozzò contro il muro della violenza. Noura, a riprova della consumazione del #matrimonio, fu violentata dal marito alla presenza dei suoi familiari. Una vera barbarie!

E allora la ribellione della fanciulla si concretizzò ed assunse i toni dell’omicidio. La sposa-bambina uccise il suo stupratore con un coltello. E per lei fu la fine. Doveva pagare con la #morte. La vittima si era trasformata in carnefice e doveva essere punita.

Impiccagione, questa la condanna. Una sentenza che fece il giro del mondo e che mobilitò tutte le organizzazioni internazionali.

Il grazie di Noura
Oggi la grazia

Ma oggi Noura, dopo anni di lotte di Italians for Darfur e di Amnesty International,  è salva. Per lei è arrivata la ‘#grazia’.  Dovrà però rimanere in carcere per dieci anni.

Comunque, come dichiarato dalla presidente di Italians for Darfur, Antonella Napolisi cercherà adesso di ottenere la scarcerazione della ragazza, ormai 19enne.

«Gli avvocati di Noura, Adil Mohamed Al-Imam e Mohaned Mustafa Alnour, sono in stretto contatto con le organizzazioni internazionali e si stanno già mobilitando per ottenere una riduzione della pena, se non la liberazione”.

In catene, nella prigione femminile di Omdurman in Sudan, Noura potrà  vedere una nuova luce, un nuovo giorno. Potrà sperare in un domani migliore, ma soprattutto potrà dire: “ Domani”

#IrmaSaracino

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