Scarcerato grazie a una lettera, letta dopo 13 anni

Scarcerato grazie a una lettera

Storia incredibile di un uomo, detenuto nel #carcere di Pavia, scarcerato grazie a una lettera mai letta in precedenza.

Anni, lunghi anni di sofferenza e di accuse ignominiose, sono quelli che ha vissuto il protagonista di questa incredibile vicenda. Processi, appelli, verdetti altalenanti hanno scandito il tempo e la sofferenza di quest’uomo. Detenuto nel #carcere di Pavia, è stato finalmente scarcerato grazie ad una #lettera, rimasta chiusa per ben 13 anni in una stazione dei carabinieri.

Scarcerato grazie ad una lettera

Carcere di Pavia

I fatti

Due uomini, due compagni nella vita e( almeno per i giudici) anche nella violenza sessuale ai danni di una bimba di 4 anni, balzarono sulle cronache nel 2002, quando l’amara  verità si rivelò in tutta la sua crudezza.

L’uno, morto poi suicida nel 2005, zio della vittima, avrebbe violentato la minore, l’altro, appunto il nostro detenuto,  avrebbe filmato l’atto sessuale. Aberrante reato, quindi, che meritava una giusta condanna!

Ma i racconti della bimba, ovviamente provata, non trovarono riscontro né nella perquisizione, compiuta dagli inquirenti a casa dell’imputato, né nella perizia sulla pellicola inserita nella macchina fotografica sequestrata.

A nulla valsero le proteste dei due uomini e le loro proclamazioni d’innocenza. Bisognava trovare un colpevole.

Il suicidio

Né valse a nulla l’atto estremo del presunto violentatore della bimbetta. Nel luglio del 2005, infatti, questi pose termine alla sua esistenza.

Il gesto venne quasi interpretato come una tacita ammissione di colpevolezza.

Il calvario dell’altro

Cominciò l’inferno per il presunto complice del suicida. Una serie di processi e di verdetti contraddittori lo videro, a fasi alterne, assolto e poi condannato. E, nel 2016, la condanna definitiva: il carcere, per 4 anni.

Scarcerato grazie ad una lettera

La detenzione avrebbe, quindi, dovuto avere termine nell’agosto del 2020, ma talvolta una giustizia superiore sa farsi sentire.

 Il 6 settembre 2017, infatti,  in una stazione dei carabinieri, quella dove  erano custoditi gli effetti personali del suicida, uno dei tanti avvocati succedutisi nella difesa del detenuto, recuperò una busta chiusa, contenente una lettera scritta dal suicida.

La lettera, che fino ad allora nessuno — né i familiari, né i legali, né gli inquirenti — aveva evidentemente voluto acquisire e aprire, scagionava del tutto i due uomini, chiarendo anche le motivazioni de gesto estremo del presunto colpevole.

“Quello che posso dire è che non ho fatto niente di così schifoso. Sono innocente, che mi crediate o no».

Un’infamia, un’accusa infondata a cui rispondere con la morte.

Nella lettera il suicida chiedeva anche perdono al suo compagno perché sarebbe rimasto solo.  E le parole, toccanti, strazianti nella loro verità, scagionavano completamente i due:

«Mi sento in colpa solo verso di lui, che ho tradito, solo per questo».

La #lettera, datata 15 luglio 2005 e letta dopo 13 anni, ha scagionato il detenuto. E per lui si sono spalancate le porte della libertà, forse di una nuova vita.

Ma nessuno potrà cancellare in lui il ricordo dell’#ingiustizia subita.

#IrmaSaracino