Sud Sudan, 16enne venduta all’asta sui social

Sud Sudan

Una 16enne del Sud Sudan è stata venduta in sposa su Facebook con un’incredibile asta

Sud Sudan, un paese in cui la donna è ancora merce di scambio e la schiavitù si scrive sui social.

Questa è l’amara considerazione che emerge  dall’incredibile vicenda di una ragazza di appena 16 anni, venduta in #sposa a un facoltoso acquirente.  Il canale? quello ormai più comune: #Facebook. Un canale dove le insidie e le perversioni si celano sotto false identità e la mercificazione, come le aste discutibili, sono all’ordine del giorno.

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Le insidie celate

Ed è appunto attraverso un’#asta che la giovane è stata venduta. Un’asta a cui sembra abbiano preso parte ben cinque uomini, ovviamente facoltosi, in grado di acquistare il prodotto umano ad un prezzo esorbitante per la triste realtà di quel Paese.  500 mucche, tre auto e 10 mila dollari, questo il prezzo di una vita!

Le donne in Sud Sudan

In quel remoto  Paese, ancorato ad un ‘economia prevalentemente agricola, la povertà  e il degrado sono l’amara realtà di una quotidianità che si consuma nella lotta per la sopravvivenza. Le guerre e i soprusi sono endemici e nei campi i lavoratori sono sottoposti alle azioni più brutali.

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La miseria

Vittime preferite sono le donne. Non si contano infatti gli stupri e le violenze di ogni tipo. L’obiettivo è tenere in pugno gli uomini e l’arma è fornita dalle loro donne.

I matrimoni forzati delle bambine servono come fonte di risorse familiari e sono all’ordine del giorno. Quelle che sopravvivono sono tre volte vittime: della violenza, dell’intimidazione o impunità se la denunciano, e del matrimonio forzato per sistemare la situazione secondo la cultura tradizionale.

La denuncia

La storia  di questa 16enne s’inserisce quindi in un contesto deprecabile ed è espressione di un mondo al maschile, in cui la donna è meno di niente. Ma ciò che stupisce è che l’asta abbia avuto luogo attraverso la Rete. Un controllo più accurato infatti avrebbe potuto scongiurare la vicenda. Ed è  appunto quanto hanno messo in rilievo le organizzazioni umanitarie, che hanno denunciato il caso.

Le  associazioni locali dei diritti umani – citate dalla Cnn – hanno infatti aspramente criticano il social per aver permesso una barbara violazione dei diritti umani. Facebook, però, ha replicato di aver rimosso il post appena è stato scoperto, ma ci sono volute due settimane e la ragazza era già stata ceduta.

Una storia crudele, dal triste epilogo, in cui l’umana barbarie, protetta dal muro dell’indifferenza, ha avuto il sopravvento sul diritto alla libertà.

#IrmaSaracino