Il viaggio nella follia. Storie dimenticate

Il Viaggio

Il nostro viaggio parte da qui. L’ex manicomio di #Aversa, una struttura abbandonata, che reca i segni di una prigione senza via d’uscita: la follia

Un viaggio nel passato, attraverso le voci e i deliri di chi non ha dimenticato, ma è stato dimenticato.

Non avevo idea di cosa avrei provato una volta varcata la soglia del primo manicomio della storia d’Italia….Non prima di quella notte.

Il vastissimo ex Manicomio di #Aversa giace così, pericolante ed in assoluto stato di abbandono e degrado.

Ci accingiamo ad entrare nel padiglione dedicato a Leonardo Bianchi. L’aria che si respira lì dentro è  irrespirabile. La puzza è indicibile, sia a causa degli escrementi lasciati dai senza tetto, che, soprattutto, per lo stesso stato di degrado in cui versa la struttura.

Fortissima la sensazione di angoscia che si avverte non appena si entra in uno dei tanti padiglioni. Il posto sembra invaso da una vera e propria carica negativa. Forse è legata alla sofferenza di tutti coloro che sono stati in passato internati qui dentro?

Il viaggio

Iniziamo ad esplorare gli interminabili corridoi, facendoci strada tra montagne di rifiuti e di documenti lasciati lì a marcire.

Cartelle cliniche, cartelle del personale, diario giornaliero degli internati, che ci ricordano come gli stessi fossero divisi in tranquilli, semi agitati, agitati, a seconda delle diverse patologie. Ma è nel sotterraneo della sezione Bianchi che io e Francesco otteniamo i primi riscontri.

Il viaggio

La nostra torcia, improvvisamente, sembra quasi impazzire.  Inspiegabili rumori, ai quali non abbiamo dato una spiegazione certa, si susseguono nel buio di quegli sconfinati sotterranei.

Col cuore in gola ritorniamo al piano superiore e, dopo essere usciti dalla sezione Bianchi, percorriamo il vasto giardino per poi esplorare le sezioni “Agitate“, “Verga”, e “Livi”.

La sezione”Livi” è quella che più di tutte ha messo a dura prova la nostra emotività….In questo padiglione rinveniamo le vasche dell’ idroterapia“e le tristemente note celle di contenzione od isolamento.

Il viaggio

 

E nella nostra traccia audio sono inequivocabili le cinque diverse voci che chiaramente implorano di essere aiutate.

Quella notte è stata infinita, buia ed immersa in un silenzio profondo. Silenzio che, se ti fermi ad ascoltare bene, può diventare assordante, nel quale si rincorrono ancora le urla ed i pianti di chi, da quel posto, non è mai uscito.

 

Mi chiamo Gianluca Zaccaria, del Gruppo Ricerca Paranormale Taranto. Un esploratore urbano e del paranormale.

#GianlucaZaccaria