Il Natale che non c’è più

Il Natale

Consumismo e  #spese folli hanno distrutto il vero significato del Natale

Ci siamo.  Fra poche ore lo scoccare della mezzanotte darà  inizio alla giornata più emozionante dell’anno. O almeno così dovrebbe essere.  Ma ormai del Santo Natale si è perso quel significato che in origine gli è stato attribuito, ovvero ricordare la nascita di un uomo chiamato Gesù .

La società di oggi, con il suo culto dell’apparenza e di sfrenato  #consumismo, non solo ha perso il senso della festa, ma soprattutto il motivo stesso per il quale festeggia.

Il Natale di una volta

La corsa ai negozi, il contare il #denaro, lo stress delle visite da ricevere o da fare, le lettere da scrivere, hanno oramai soppiantato abitudini più sincere e genuine.

E appartiene ormai ai ricordi  il riunirsi semplicemente con i propri cari intorno al focolare domestico. Mentre l’indifferenza ha soppiantato l’aiutare chi è più in difficoltà di noi e, più in generale, il compiere azioni buone e giuste, che provengono direttamente dal cuore.

Basti pensare che le famiglie italiane quest’anno hanno messo sotto l’albero regali di Natale per un valore stimabile in circa 3,9 miliardi.

Il Natale

 

Questo è quanto emerge da una analisi della Coldiretti/Ixe’, dalla quale si evidenzia che il 19% delle famiglie non ha fatto regali.  Il 47% ha stanziato un budget sotto i 100 euro.  Il 40% tra i 100 ed i 300 euro.  L’11% dai 300 ai mille euro e un fortunato 2% che supera i mille euro.

Abbigliamento e accessori, prodotti alimentari e giocattoli sono sul podio dei regali più gettonati insieme a libri e musica, articoli per la casa e tecnologia. Ma davvero abbiamo bisogno di spendere tanto #denaro per sentirci felici?

A quanto pare si, se pensiamo che la maggior parte delle famiglie italiane, con scarso od inesistente reddito annuo, preferisce acquistare lo smartphone di ultima generazione, spendendo finanche diverse centinaia di Euro, anziché utilizzare quei risparmi per sopperire ai bisogni di prima necessità.

Il tutto in netto contrasto con la miseria più nera presente in molti paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. Paesi in cui  un piatto di minestra calda ed una scorta di medicinali rappresentano già di per sé una festa ed una piccola risposta alla malnutrizione e all’assenza di strutture sanitarie.

Per fortuna c’è ancora chi intende onorare il Natale con scopi umanitari. Il pranzo di Natale della Comunità di Sant’Egidio, infatti, presso la Basilica di Santa Maria in Trastevere, a Roma, è oggi un modello che viene realizzato in Italia e in Europa, ma anche in altri continenti, dalla Costa d’Avorio al Pakistan, da Cuba all’Ucraina.

È un segno di speranza per il futuro del nostro mondo.  Si può globalizzare anche la solidarietà. Al pranzo sono invitati tutti. Ma rispondono per primi quelli che vivono nella strada, che non hanno amici. Per i quali la sottile magia del Natale si trasforma nel gelo dell’abbandono.

Sono i nostri amici senza dimora, i profughi, gli anziani, i bambini di strada, i nomadi, i mendicanti.

Il pranzo di Natale della Comunità di Sant’Egidio viene organizzato ormai in oltre 70 paesi del mondo. Nelle chiese, che si trasformano in grandi tavolate per i poveri.  Nelle zone di periferia e nelle stazioni europee. Nella case più povere, ma anche nelle grandi bidonvilles africane e latinoamericane. Nelle prigioni, negli istituti per anziani o per bambini, in quelli per i disabili, negli ospedali, perfino nelle strade.

È un modo per trasformare la difficoltà in amicizia, l’amicizia in speranza, e festeggiare insieme l’inizio di un mondo diverso.

Il Natale

Che sia pertanto un Natale più sincero ed umile per tutti. Un Natale  in linea con i sani principi di solidarietà e fratellanza. Tutto questo prima che anche gli stessi Re Magi, ormai, si adeguino alla mondana superficialità dei nostri giorni, e preferiscano regalare al Redentore uno smartphone col quale scattare un bel selfie la notte di Natale.

#GianlucaZaccaria