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Notte di combattimenti al Politecnico di Hong Kong

Incursione della polizia dopo una domenica di combattimenti.

Erano circa le 23 ( ora italiana), l’alba per gli abitanti dell’ex colonia britannica, quando la polizia locale ha fatto irruzione all’interno del #Politecnico di Hong Kong, nel quale erano asserragliati centinaia di #studenti. I combattimenti hanno assunto così i toni di una vera e propria battaglia. Circa 38 i feriti.

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Frecce, pietre e bottiglie incendiarie, queste le armi dei giovani studenti che hanno manifestato tutta la loro rabbia contro il governo di Carrie Lam, reo di essere anti-democratico e di limitare l’autonomia della città.

Una lotta impari contro le forze dell’ordine, spesso coadiuvate da truppe speciali cinesi, presenti sul territorio.

I manifestanti indossavano tutti maschere antigas, per difendersi dal fumo dei lacrimogeni, mentre con scudi rudimentali si riparavano dai proiettili di gomma, lanciati dalla polizia.

I giorni dell’assedio

Erano giorni ormai che gli #studenti impedivano l’accesso al campus universitario. Barricate e lancio di molotov erano stati sufficienti a sventare l’ingresso dei poliziotti, ma questa notte tutto è naufragato.

Gli agenti hanno dapprima circondato tutto il campus, impedendo ai manifestanti di lasciare la zona. Poi hanno fatto incursione all’interno del #Politecnico con conseguenze immaginabili.

“Useremo la forza minima”, aveva dichiarato un ufficiale di polizia in un video su Facebook. “Stiamo chiedendo ai rivoltosi di smettere di attaccare la polizia usando auto, bombe a gas, archi e frecce. Altrimenti useremo la forza, compresi i round live.

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Un manifestante

Le foto che ci arrivano sono molto eloquenti e ci danno il quadro della situazione.

Resisteremo fino alla fine” aveva affermato uno studente, esprimendo tutta la voglia di lottare in nome di una libertà negata.

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Le barricate

E, in una lettera aperta degli studenti, pubblicata su Telegram questi avevano accusato la dirigenza universitaria di schierarsi con la polizia.

“Nessuna #libertà, nessuna vita. Non avremo paura dell’arresto o della morte. Perché la storia ci troverà innocenti “, concludeva la lettera.

Eroi? fanatici? solo la Storia potrà dare delle risposte.

#IrmaSaracino

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