Maria, le lacrime mai versate

Il racconto sofferto di Maria. La sua storia fatta di violenze e #soprusi.

Scorgo solo un lato del volto di Maria, nella penombra fetida di quella stanza. Tutto intorno sa di abbandono e di solitudine. Mentre un tenue raggio di sole filtra attraverso le sbarre di una piccola finestra. Una tremula luce in un orizzonte ormai perso.

Avverto un senso di disgusto e un leggero malessere mi assale, mentre fingo indifferenza. La osservo in un dialogo muto, fatto di parole che rimangono sospese nell’aria, come #lacrime mai versate. Come i rimpianti di una vita mai vissuta.

Ha occhi grandi, rivolti verso uno spazio vuoto, come la sua esistenza.

“Perchè?”, le chiedo senza preamboli. La domanda è diretta ed esige una risposta immediata, In una sorta di complicità, purtroppo quasi inesistente fra donne.

“Lo amavo, può bastare?”, mi risponde quasi con sfida.

“Non hai pensato alle conseguenze?”, le chiedo, mentre il nostro dialogo si fa più serrato.

“Ha mai amato?”. Si gira di scatto e rimango sconvolta dall’altra metà del suo viso.

Maria

” Sì- le rispondo- una volta. Non ho mai avuto un buon rapporto con i sentimenti o non ne ho voluto avere”. Deglutisco con fatica per simulare un’indifferenza che sono lungi dal provare.

Il racconto

“Era il migliore amico di mio marito. Mi faceva sentire viva, donna. Mi faceva dimenticare tutte le #violenze subite in anni di matrimonio- parla con lentezza, con fatica- Poi lui, il mio carnefice ha scoperto tutto e, come vede, mi ha punita”. Si ferma mentre mi mostra quel volto deturpato orribilmente.

“Ma non ha mai pensato di denunciarlo?”, le chiedo ormai presa dal suo dramma.

” Avevo paura. Temevo anche la reazione dei miei figli. E, allora, subivo”, china il volto, persa nei suoi ricordi.

“Quando ha deciso di ucciderlo?” Mentre parlo la mia voce sembra strozzarsi nella gola.

“Non l’ho deciso- mi risponde di scatto, con veemenza- è successo tutto così in fretta. Improvvisamente, senza che io ne fossi quasi cosciente. Ho afferrato il coltello con il quale mi aveva colpito al viso e…” Si arresta nel parlare e vedo la sofferenza dipinta sul suo volto deturpato. “L’ho ucciso. Uno, due, tre colpi. Gli altri non li ricordo”

Non posso replicare, non riesco a trovare le parole. C’è il silenzio tra di noi. Un silenzio che sa parlare di rabbia, di infelicità.

“Ora sono qui- riprende- chiusa in questo letamaio, dove la vita si perde nella morte di una quotidianità senza tempo, senza domani”. Mi guarda e percepisce tutta la mia solidarietà. Il mio essere lei.

“Vattene- mi dice con fermezza- è meglio per entrambe”

Mi alzo e: ” Addio, Maria”, le dico.

Nessuna risposta. E’ già persa nel suo dolore, nei suoi rimpianti. Ma, finalmente, le #lacrime solcano il suo viso.

#IrmaSaracino