Torino, storia di un cadavere scomodo

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Un’incredibile vicenda che ha per protagonisti tre arzilli e attempati amici. Sullo sfondo la magica Torino

Era la mattina del 4 dicembre scorso, quando su una fredda #panchina di via Cilea, vicino all’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino fu trovato il #cadavere di un uomo. Partirono le indagini sull’identità del defunto e sulle cause eventuali del suo decesso. E il risultato portò alla luce una vicenda comicamente grottesca.

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L’Ospedale di Torino

Nome dell’uomo: Salvatore Casu. Età: 77 anni, deceduto per cause naturali.

In un primo momento si ipotizzò che l’anziano signore fosse stato vittima del freddo e che, sedutosi su quella #panchina, fosse stato colto da un malore, fatale per lui. Ma indagini più approfondite fecero emergere una realtà degna di un copione cinematografico.

Casu infatti risultò essere latitante, ma la cosa più assurda è che il #cadavere era stato trasportato su quella panchina e poi abbandonato. Troppo scomodo quindi? Evidentemente sì.

I segreti del cadavere

Ci si interrogò su chi avesse potuto compiere un gesto simile e, soprattutto, sul perchè. E la verità emerse finalmente in tutta la sua tragica comicità.

Responsabile del misfatto: Rocco Galluzzo, 62 anni, amico del compianto defunto e suo complice nella #rapina aggravata compiuta anni prima, nonchè nella latitanza.

E sì, perchè i due gagliardi amici, nel 2012, avevano rapinato un passate di 75 anni, strappandogli di mano una banconota da 10 euro. Il 75enne, feritosi nel tentativo di recuperare l’ingente somma, aveva sporto denuncia.

Subito identificati i due ladri maldestri non avevano potuto trovare attenuanti. Ubriachi e su un’auto, dopo aver avvicinato la loro preda con una scusa, erano fuggiti con il notevole bottino.

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La sentenza definitiva

Rapina aggravata, questa l’implacabile sentenza. Una sentenza che, nel corso delle varie fasi processuali, si è tramutata in definitiva lo scorso giugno. Un anno e 6 mesi di carcere per i due amici scapestrati.

La fuga e la latitanza

Ai due sprovveduti venne allora la felice idea di fuggire. Il rifugio? L’accogliente appartamento di un amico del Galluzzo. Un certo Erasmo Silletti, un gaudente signore di 72 anni, proprietario dell’immobile in via Cruto, nel quartiere Barriera di Milano, sempre a Torino.

Qui i tre trascorsero questi mesi, mentre continuavano le ricerche dei due pericolosi latitanti.

Ma la vita ci riserva sempre delle sorprese e il 3 dicembre scorso un improvviso malore ha stroncato la latitanza del Casu. Dolore, costernazione da parte degli altri, ma la paura ha avuto la meglio.

E, così, nella notte tra il 3 e il 4 dicembre, a bordo di una sfavillante Hyundai coupe gialla, di proprietà del Silletti, il #cadavere del compianto Casu è stato trasportato e poi abbandonato sulla famosa #panchina.

L’arresto

La solerzia e l’astuzia delle nostre Forze dell’ordine hanno avuto però la meglio e per i due non c’è stato scampo.

La polizia infatti, simulando un incendio nel palazzo, è entrata dal balcone con un cestello dei vigili del fuoco.

Amara conclusione quindi di una fuga rocambolesca per il Galluzzo. Questi infatti, rifugiatosi nel bagno, alla vista dei poliziotti, ha esclamato:«Mi avete fregato»

#IrmaSaracino