Appello drammatico di una mamma a Mattarella

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In una lettera sconvolgente Ginevra Amerighi, madre di una bimba di 10 anni, rivolge una appello al presidente Mattarella. Solo il suo intervento potrebbe farle rivedere la figlia, sottrattale dal Tribunale dei minori

Ci sono troppi lati oscuri in questa triste vicenda che ha per protagonista Ginevra Amerighi, una donna, una #madre disperata. Insegnante elementare, Ginevra attualmente svolge il suo ruolo di educatrice a Lipari, ma la sua vita non è più la stessa. Da 8 anni infatti non vede la figlia, sottrattale dal Tribunale dei minori e affidata al padre della minore. Il suo dolore è tutto nel drammatico appello rivolto al nostro presidente Mattarella attraverso una #lettera pubblicata dal Messaggero.

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Una vicenda drammatica, sconvolgente che ci parla di soprusi, ma anche di una #giustizia spesso indifferente o sommaria.

I fatti

Era una vita infernale quella di Ginevra, fatta di abusi e maltrattamenti da parte del suo compagno, ricco imprenditore di Roma. Violenze che si perpetravano nel quotidiano, anche durante la gravidanza. Violenze che si realizzavano, secondo un triste copione, all’interno delle mura domestiche, nel silenzio di un’intimità, lacerata dai singhiozzi della donna.

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Solo violenze

Non c’era scampo per Ginevra, persa nella sua solitudine e nel suo dolore. E un giorno la donna decise di reagire. Denunciò infatti il suo convivente per maltrattamenti, ma questi si organizzò per toglierle la bambina.

Riconosciuto colpevole dal Tribunale di Roma, l’uomo che aveva alle spalle due matrimoni falliti per le stesse motivazioni, inspiegabilmente riuscì poi ad ottenere l’affido della piccola dal Tribunale dei minori.

Ricco e in grado di pagare profumatamente i suoi legali, riuscì a far sottoporre a perizia psicologica la donna.

Ginevra, con una perizia sommaria e priva di test adeguati, risultò avere una personalità con tratti istrionici.

Da quel momento la potestà genitoriale le venne sospesa e a Ginevra venne vietato ogni contatto con la bambina.

Una sentenza affrettata che non tenne conto della violenza del padre della bimba e, soprattutto, del ruolo sociale della donna.

L’appello

Da quel momento cominciò il vero inferno per Ginevra. Anni, lunghi anni di battaglie e il silenzio delle istituzioni.

Ma una madre non sa arrendersi. E, dopo un appello a Papa Francesco, stranamente rimasto senza risposta, ora la donna scrive a Mattarella:

Ho cercato in tutti i modi, con tutte le mie forze di riabbracciare la mia bambina, ma mi è stato sempre negato, anche quando il padre dopo sette anni di processo penale è stato condannato per violenza.  Mi è stata tolta la potestà genitoriale e “vietato ogni contatto” con mia figlia. Quasi 10 anni della nostra vita sono andati perduti così e sono sicura che se lei non interverrà ne passeranno altrettanti».

«Era la nostra vita, hanno rubato ciò che non dovrebbe essere sottratto né a una madre, né a una figlia: ci hanno rubato l’amore. Non so, davvero, quanti anni io possa avere ancora da vivere, soprattutto dopo tutto il male che il mio cuore ha subito e il dolore che sta sopportando. Ma non voglio morire senza riabbracciare la mia vita. Desidero riabbracciare la mia bambina, è l’unico desiderio che ho. 
Non riesco neanche a chiamarla “ingiustizia” perché dopo tutto quello che ho fatto per avere giustizia, dopo 9 anni di lotte inutili, di umiliazioni, ricatti, minacce, soprusi e violenze perpetrate da chi avrebbe dovuto proteggerci, mi sento di affermare con sicurezza che dietro a tutto questo orrore ci sia dolo! »

La lettera è una testimonianza sofferta del dolore di una #madre che invoca #giustizia. Privata del bene più grande: quello della figlia.

Ma ancora più drammatica è la parte conclusiva della lettera:” Nessuno sa più nulla di mia figlia, al tribunale il mio avvocato continua a mandare istanze che rimangono tutte senza risposta».

Il silenzio è calato su questa triste vicenda. L’unica speranza è che la violenza, peraltro riconosciuta, del padre della bimba non si manifesti anche nei confronti di questa.

#IrmaSaracino