Genova dice no alle navi della morte

Genova

Bloccato il varco portuale di Genova da attivisti e lavoratori, che hanno cercato di impedire l’arrivo della Bahri Yanbu, nave carica di esplosivi destinati alla guerra in Yemen

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Yemen, la disperazione di un bimbo dopo un bombardamento

#Guerra, una parola che è morte. Una parola che evoca immagini terribili, che non conosce limiti nella sua furia devastatrice e uccide, devasta, annienta. Donne, uomini, bambini, vittime della logica spietata del ‘potere’. Stragi umane, spesso dimenticate o volutamente ignorate. Ma arriva da Genova un grido di ribellione. E la città si stringe coesa nel disperato tentativo di dire basta.

Era attesa la #nave della #morte, la Bahri Yanbu, una nave carica di esplosivi e armamenti destinati alla guerra in Yemen. Una #guerra spietata, che dura da anni. Condannata, ma ancora in corso.

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Scenario di devastazione in Yemen

Illogica, come tutte le guerre, ma che ha alle spalle perfidi interessi e giochi politici.

Sì, perché la #guerra é questo, un gioco perverso in cui l’uomo uccide impunemente, trincerandosi dietro pseudomotivazioni, frutto di sapienti strategie propagandistiche.

Allora nascono con essa traffici che rimpinguano i guadagni di vere e proprie fabbriche della #morte. Fabbriche di armi, sempre più sofisticate, sempre più temibili. E l’umanità soccombe e spesso assiste inerme, impotente a questi eccidi.

La ribellione di Genova

Questa volta una città italiana, Genova appunto, ha detto no a questo scempio. Una folla di manifestanti infatti ha bloccato l’accesso al varco portuale del Lungomare Canepa alla nave delle armi, cercando di impedirne l’attracco.

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Una manifestante

Ma tutto ha avuto il suo corso. Né la Cgil né la Uil trasporti (che pure avevano nei giorni scorsi avevano chiesto ufficialmente al prefetto Carmen Perrotta di dare concretezza politica all’articolo 11 della Costituzione e fermare il transito di armamenti diretti a scenari di guerra sulle navi che toccano il porto di Genova) hanno ritenuto di poter indire lo sciopero.

Momenti della manifestazione

Il motivo? Quello più banale. Gli armamenti erano già dentro alla stiva e quindi, secondo la posizione del sindacato, a queste condizioni non è possibile fare obiezione di coscienza come erano intenzionati a fare i camalli e i lavoratori del Terminal GMT che, alla fine, sono stati precettati per le operazioni di carico della merce civile destinata alla nave della flotta saudita.

Una partita ancora aperta, quindi, quella del transito di armamenti già presenti in stiva. Una partita che richiederebbe l’intervento del nostro governo. Delusione? Tanta. Ma il segnale è stato dato.

La nave contestata

La nave della guerra, però, ha ripreso il suo viaggio verso la distruzione, verso la morte.

#IrmaSaracino