Amir, il ragazzo venuto da Mosul

Amir

La storia di Amir é quella comune a tanti, ma la luce che egli cerca di dare al buio del nostro isolamento commuove.

Amir ha 30 anni, ma nei suoi occhi, luminosi, é ancora scritto l’orrore di una guerra che non dimentica. Curdo, nato in Iraq, ormai da 5 anni vive a #Taranto, una città che egli ama e a cui é riconoscente.

Aveva solo 25 anni Amir quando la #vita gli ha imposto una scelta troppo dolorosa: la fuga dalla sua terra, dalla sua famiglia. Una fuga verso una tenue speranza, una fuga verso un’esistenza nuova.

Difficile il distacco. Difficile dimenticare il fumo della #guerra, degli spari improvvisi, la polvere grigia delle macerie.

Amir
L’orrore della guerra negli occhi di un bambino

Scene di orrore, poi la decisione suprema. L’abbraccio ai suoi cari e via, verso la salvezza.

Ma Amir non ha dimenticato quanto faccia male la sofferenza, quel dolore sordo che t’impedisce di pensare, di respirare. E, ora, in un momento così difficile per l’Italia tutta e soprattutto per #Taranto, la sua mano si tende verso coloro che lo hanno aiutato, lo hanno accolto.

Il colloquio

Il colloquio con lui mi riempie di un’energia inspiegabile. Mi ascolta con estrema gentilezza e disponibilità, secondo la consuetudine tipica di quei popoli per i quali la fratellanza é d’obbligo e il nostro dialogo é immediato, spontaneo.

Amir sta cercando di aiutare quanti siano in difficoltà in questo momento. Ha pubblicato infatti la sua foto, dichiarandosi pronto a fare la spesa per le persone sole del Borgo, zona in cui egli abita.

Amir
Amir

Gli chiedo perchè e mi risponde con l’entusiasmo della sua bontà: “Per un senso di riconoscenza nei confronti di questa città che mi ha accolto così benevolmente”.

Ma le difficoltà non mancano, neanche nel fare del bene, e vincere la naturale diffidenza umana non é facile. Amir non vuole compensi, vuole solo aiutare chi ha bisogno.

Cosa assurda nell’attuale società? Probabilmente. Eppure c’é una gioia incredibile nel fare del bene, una gioia che appaga, che rende forti.

Questo Amir lo sa e infatti mi mostra la sua ultima idea. Fare delle mascherine per quanti ne abbiano necessità, ovviamente senza compenso.

Amir
Al lavoro

E’ entusiasta della sua ultima iniziativa e lavora con energia. Deve approntare infatti per domani almeno 400 mascherine.

Gli chiedo se abbia rimpianti e, naturalmente, la sua voce s’ncrina. Mi racconta che ha potuto rivedere solo lo scorso dicembre i suoi cari in Germania, ma per un breve periodo.

Poi il nostro colloquio ha termine. Amir deve tornere al lavoro, un lavoro che non paga, ma appaga.

Gli chiedo, prima di congedarci: ” Amir, per i bambini di Mosul torneranno a volare gli aquiloni?”

Amir
Verso la vita

Un attimo di silenzio, poi “Lo spero”, mi dice con malcelata commozione.

E il nostro colloquio, in questo deserto che fa male, termina qui.

#IrmaSaracino