L’Italia che fa male nel buio della solitudine

L’Italia del Coronavirus si stringe in un abbraccio di solidarietà, ma le ingiustizie anche adesso non mancano.

Sono tanti, troppi. Tutti con una storia da raccontare. Una storia di #solitudine, di abbandono. Sono gli ultimi, i dimenticati, quelli che, in questa Italia del Coronavirus, non hanno un riparo, un rifugio.

La vita, ancor più di prima, per loro si consuma nelle briciole dei ricordi. Senza domani, senza speranze, nel degrado e nell’indifferenza.

L’epidemia imperversa, il pericolo del contagio incombe, ma non sanno dove andare e la #strada li accoglie. Isola senza approdo, madre matrigna che non sfama i suoi figli.

Intorno a loro il silenzio, il deserto. Sul selciato solo il rumore dei passi di chi controlla che nessuno valichi la soglia innaturale di questa dimensione senza tempo e senza vita che l’Italia sta vivendo.

L’ingiustizia

Ma alle volte il senso del dovere obbliga a delle scelte terribili, assurde come quel limite che pone l’uomo di fronte al baratro dell’incertezza.

Italia
Bologna

Vietato uscire, vietato sostare per strada in questa Italia provata, dilaniata da un nemico imprevedibile! E’ una violazione del codice penale e le multe sono esose.

E le multe sono arrivate anche per loro, per chi ha per tetto l’oscurità di un cielo senza luci, senza stelle. Per coloro ai quali é negato il calore di una #casa.

Sì, perché in questa Italia che sa esorcizzare la paura, l’angoscia, stringendosi in un abbraccio immaginario nel timido spazio di un balcone, non c’é un luogo per gli ultimi.

Italia
L’Italia dei balconi

Gli avvocati di strada

Ma una voce si é levata, un grido di protesta, che ha squarciato il silenzio di questi giorni irreali. Quella degli Avvocati di #strada, un’associazione che comprende numerosi legali, operanti sul territorio nazionale.

Di fronte all’ingente quantità di verbali, redatti ai senzatetto, l’associazione ha prontamente reagito con un appello. Un appello a che si tenga conto anche delle situazioni oggettive di chi un tetto non ce l’ha.

Siamo a lavoro per chiedere le archiviazioni– ha dichiarato Antonio Murolo, presidente dell’associazione- ma intanto continuiamo a porre la nostra domanda. Come fanno a restare a #casa le persone che una casa non ce l’hanno?”.

Numerosi i legali che hanno sottoscritto l’appello, ma subito si é chiesto il pronto intervento delle singole amministrazioni comunali, affinché si adoperino per garantire un riparo a questi emarginati.

Io vorrei restare a casa… ma se una casa non ce l’ho?“.

Questo é il drammatico esordio della lettera.

#IrmaSaracino