Ecuador, macabro sbaglio dei sanitari

Ecuador

In Ecuador una donna, dichiarata morta di coronavirus, risulta viva in ospedale.

Miracolo, Albita està viva!‘, hanno gridato i familiari della donna dichiarata morta nell’#ospedale di Guayaquil, seconda città dell’Ecuador.

Albita, la morta che ritorna

Una struttura sanitaria al collasso per l’emergenza #Coronavirus, dove la morte si consuma nell’abbandono più tragico. E spesso i #cadaveri vengono addirittura accantonati nei bagni o lasciati per strada.

Ecuador
I morti per le strade

Una tragedia per questa nazione, iniziata a febbraio, con un amaro bilancio in termini di vite umane.

In Ecuador i sistemi sanitari sono deficitari, sia per insufficienza del personale, che per mezzi ed apparecchiature.

E La dimensione della crisi sanitaria porta a ritardare, di diversi giorni, la cremazione o tumulazione dei morti. Sicché alcune famiglie, spinte anche dalla paura di contagio, sono spesso costrette a lasciare il defunto per strada.

Ma la vicenda che vede protagonista questa donna di 74 anni, Alba Maruri, residente a Guayaquil, ha davvero del grottesco!

Il ritorno di Alba

Alba fu ricoverata in #ospedale circa due mesi fa in gravi condizioni tanto da entrare in coma. La diagnosi: Coronavirus.

I familiari, nell’impossibilità di farle visita, il 27 marzo scorso ricevettero l’amara notizia. La loro parente era morta.

E addirittura fu mostrato loro un cadavere in obitorio, ma a grande distanza a causa del rischio contagio.

Fu il nipote della donna a dire ai funzionari che pensava si trattasse proprio di sua zia. «Avevo paura di vederla in faccia», dirà poi alle autorità del posto

 «Ero a un metro e mezzo di distanza. Aveva gli stessi capelli, lo stesso tono di pelle». Dichiarerà quasi a giustificarsi.

Il corpo fu così portato via e cremato, e le ceneri furono inviate alla famiglia.

Ma ( e qui viene il bello!) giovedì scorso la signora Maruri ha ripreso conoscenza. E, nello stupore generale, ha detto ai medici il ​​suo nome. Poi ha dato loro, con estrema lucidità, il numero di telefono di casa e chiesto della sorella, Aura.

«È un miracolo.– ha esultato al sommo della commozione la sorella- Per quasi un mese abbiamo pensato che fosse morta», ha dichiarato poi, senza pensare alla vera identità delle ceneri in suo possesso.

Ma, passato l’iniziale entusiasmo per la morta ritrovata viva, il senso pratico ha avuto la meglio su ogni altra emozione.

E la famiglia ora pretende un risarcimento per il danno subito e il rimborso del costo della cremazione. 

Non c’é che dire la realtà supera spesso la cinematografia, anche quella esasperata e grottesca di Pedro Almodovar.

#IrmaSaracino