Sicilia, 10 arresti per l’operazione ‘sorella sanità’

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Blitz della guardia di finanza questa mattina in Sicilia. Sono scattate le manette per numerosi personaggi illustri della sanità locale. Domiciliari per il commissario regionale per l’emergenza Covid.

Ci sono voluti mesi di indagini e intercettazioni telefoniche per venire a capo della fitta rete di appalti truccati e ‘mazzette’ che ruotavano intorno all’emergenza Covid-19 nella regione Sicilia.

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Nell’emergenza, la speculazione

Le indagini, svolte dalla Guardia di Finanza di Palermo, hanno portato alla luce un losco giro di ‘#affari’, nato proprio in occasione della pandemia coronavirus.

Un business di vaste proporzioni che avrebbe prodotto guadagni di quasi 600 milioni di euro, ovviamente speculando sulle esigenze del momento.

L’affare infatti era attinente alle gare indette dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Sicilia e dall’Asp 6 di Palermo e, complici personaggi di rilievo, aveva per oggetto la gestione e manutenzione di apparecchiature elettromedicali.

Ma non erano esenti da questo losco giro neanche i servizi integrati di manutenzione di apparecchiature elettromedicali, nonché la fornitura di vettori energetici. La conduzione e manutenzione di impianti tecnologici, e, per finire, i servizi di pulizia per gli enti del servizio sanitario regionale.

Insomma tutto quanto ruotasse intorno alla pandemia #Covid rappresentava fonte di guadagno per i personaggi coinvolti.

I corrotti

L’operazione, denominata ‘sorella sanità‘ ha rappresentato un vero e proprio tzunami per la sanità regionale. Uno tzunami abbattutosi su logiche perverse e ormai connaturate di corruzione e appalti truccati.

Ma ciò che maggiormente ha destabilizzato l’opinione pubblica siciliana é stato senza dubbio il coinvolgimento di Antonino Candela, attuale coordinatore della struttura regionale per l’emergenza coronavirus.

Figura di spicco ed ex commissario straordinario, nonché direttore generale dell’Asp 6 di Palermo, Candela ha goduto sempre dei favori della popolazione comune.

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Candela nella sua immagine ‘pubblica’

Abile soprattutto nel costruire la sua immagine di uomo integro, ha saputo gestire con maestria la sua doppia identità. Per lui però sono scattati gli #arresti domiciliari.

Gli #arresti e le manette

Le manette ci sono state per Fabio Damiani, 55 anni, attuale direttore generale dell’Asp di Trapani, e Salvatore Manganaro, 44 anni di Agrigento, un faccendiere indicato dagli investigatori come referente di Damiani.

Ai domiciliari invece sono finiti anche Giuseppe Taibbi, 47 anni di Palermo, ritenuto il faccendiere di riferimento di Candela. Francesco Zanzi, 56 anni, di Roma, amministratore delegato della Tecnologie Sanitarie Spa.

Ma la lista dei personaggi ai domiciliari non si esaurisce qui. Domiciliari anche per Roberto Satta, 50 anni di Cagliari, responsabile operativo della Tecnologie Sanitarie Spa. Angelo Montisanti, 51 anni di Palermo, responsabile operativo per la Sicilia di Siram Spa e amministratore delegato di Sei Energia scarl.

Crescenzo De Stasio, 49 anni di Napoli, direttore unità business centro sud di Siram Spa. Ivan Turola, 40 anni, di Milano, referente occulto di Fer.Co. srl.

E, per concludere, ma di sicuro non l’ultimo, Salvatore Navarra, 47 anni di Caltanissetta, Presidente del consiglio di amministrazione di PFE Spa.

Sono stati invece colpiti dal divieto temporaneo di esercitare attività professionali, di qualsivoglia tipo esse siano, Giovanni Tranquillo, 61 anni, di Catania, referente occulto di Euro&promos Spa e di PFE Spa, e Giuseppe Di Martino, 63 anni, originario di Polizzi Generosa, ingegnere e membro di commissione di gara.

Nella moltitudine dei reati ascritti ai nomi illustri coinvolti emerge un comune denominatore: corruzione.

Una piaga sociale che non conosce limiti né frontiere e che avvelena spesso il nostro tessuto sociale, a discapito, purtroppo, degli onesti.

#IrmaSaracino