George Floyd, anche la Casa Bianca trema

George Floyd

Dilaga la protesta negli Usa per l’uccisione di George Floyd. Lockdown della Casa Bianca

Giustizia“, un grido che ormai accomuna folle di manifestanti in un’America dove la discriminazione razziale é ancora un’amara realtà. Un grido che si esprime nella rabbia e, spesso, nella violenza. Conseguenze, queste, di una #morte assurda, quella di George Floyd. L’afroamericano ucciso da un agente della #polizia di Minneapolis.

george floyd
George Floyd

Una #morte assurda, ingiustificata, testimoniata da un video che ormai ha fatto il giro del mondo. Una morte che ci parla di diseguaglianze sociali, di razzismo, ma soprattutto dei metodi violenti della #polizia americana.

George era disarmato. Chiedeva pietà. Diceva di non riuscire a respirare. Ma non c’é stato niente da fare.

I giorni della rabbia

Da quel momento un fuoco inarrestabile é divampato tra le macerie di vite consumate nel degrado e nell’indifferenza, comune a tanti bianchi.

Da Minneapolis a New York, da Detroit a Washington, l’America é scossa da uno tzunami di proteste. Proteste che, nelle ultime ore hanno messo in allarme gli 007 statunitensi, al punto da sollecitare il lockdown della Casa Bianca.

George Floyd
La Casa Bianca

Il clima di tensione cresce a dismisura, malgrado Trump abbia espresso tutto il suo disappunto per l’azione del poliziotto artefice del delitto.

Il Presidente statunitense ha infatti chiamato telefonicamente i familiari della vittima, manifestando tutta la sua vicinanza al loro dolore e garantendo quella #giustizia, cui essi legittimamente anelano.

Ma nessuno potrà riportare in vita George.

L’esame autoptico, l’ultima beffa?

Nel fragore delle proteste, degli incendi e delle devastazioni di commissariati di polizia, intanto é arrivata un’altra notizia sconcertante. L’esito dell’esame autoptico sul corpo del povero George.

Non è morto per asfissia“, questo l’esito dell’autopsia, che rimette quindi in discussione le responsabilità del poliziotto sulla morte dell’uomo.

Questi, infatti, pur avendo subito per circa 9 minuti la pressione del ginocchio dell’agente sul proprio collo, sarebbe morto per patologie pregresse, unite all’uso di sostanze stupefacenti.

Non ci sono elementi fisici che supportano una diagnosi di asfissia traumatica o di strangolamento”, questa la dichiarazione scritta dal medico legale che ha eseguito l’esame.

Un esito che lascia perplessi e desta non pochi interrogativi e che non ha convinto soprattutto i familiari della vittima, che hanno richiesto un’autopsia indipendente.

La vicenda non é ancora conclusa, ma ormai la parola fine é stata scritta sul libro della vita di George Floyd.

#IrmaSaracino