Beirut, come Hiroshima, piange le sue vittime

Beirut

Due violente esplosioni, ieri, nel porto di Beirut hanno devastato la città. Pesante il bilancio dei morti e dei feriti.

Macerie, devastazione e morte. Questo é lo scenario apocalittico di Beirut, all’indomani delle due violente esplosioni che hanno fatto tremare la terra, facendosi sentire fino a Cipro, nel Mediterraneo orientale, a 240 chilometri di distanza.

Beirut
Le esplosioni

Le esplosioni

Era come una bomba atomica“, ha dichiarato un testimone, rimasto indenne, che vive nei pressi del porto.

Nei suoi occhi si legge tutta la costernazione e lo sgomento per una #catastrofe di simile portata. “Ho sperimentato tutto, ma mai nulla di simile prima“, dichiara ai media accorsi sul posto, “anche durante la guerra civile del paese dal 1975 al 1990“. Ma la sua testimonianza s’inserisce in una moltitudine di immagini e racconti che lasciano ammutoliti.

Beirut
Il disastro

Ci si chiede perché e come una simile calamità possa aver colpito un paese come il #Libano, già provato dall’emergenza Covid e con un’economia al collasso.

Mentre il primo ministro, Hassan Diab, dopo aver annunciato che 2.750 tonnellate di fertilizzante agricolo, nitrato di ammonio, immagazzinate per anni in un deposito portuale sono esplose, grida tutta la sua rabbia.

I responsabili di questa catastrofe pagheranno il prezzo“, queste le parole di Diab, e si cercano le cause di simili deflagrazioni. Intanto si fa sempre più pesante il bilancio delle vittime. Fino a questo momento sono 100 i morti e oltre 4.000 i feriti, ma tanti anche i dispersi.

Beirut
I soccorsi

Si scava senza sosta da ieri tra le macerie, alla ricerca di un barlume di vita. Nella speranza che tra i detriti ci possa essere ancora la speranza di un domani.

Le immagini che giungono sono crude, come solo sa esserlo talvolta la realtà. Gli ospedali sono al collasso, mentre tutto il mondo esprime, almeno apparentemente la propria solidarietà (anche il limitrofo Israele). Si offrono aiuti e anche l’Italia si dichiara pronta a intervenire, ovviamente in termini di soccorso.

Prima del verdetto

Le #esplosioni sono arrivate tre giorni prima del verdetto del tribunale delle Nazioni Unite sull’omicidio dell’ex premier libanese Rafic Hariri, ucciso in un attacco di camion bomba del 2005.

Quattro presunti membri del movimento musulmano sciita, Hezbollah, tutti latitanti, sono infatti processati in contumacia alla corte nei Paesi Bassi per l’enorme bombardamento di Beirut che costò la vita al miliardario sunnita Hariri e ad altre 21 persone.

Una strana coincidenza davvero, al punto che Israele ha ventilato l’ipotesi che i responsabili siano da ricercarsi tra i militanti dell’Hezbollah, partito filo-iraniano. Ma le voci sono tante, anche a causa delle tensioni degli ultimi tempi.

Si sospetta che si sia trattato di un attacco israeliano a un deposito di armi di Hezbollah ed anche le fonti di intelligence occidentali sembrano convergere su questa ipotesi. Ma le smentite sono ovviamente arrivate tempestivamente da Israele ed anche dal Partito di Dio.

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La disperazione

Siamo quindi di fronte a un tragico incidente? Difficile stabilirlo. La verità é spesso un miraggio, destinato a scomparire.

Intanto giungono le rassicurazioni della Farnesina ai familiari dei militari italiani impegnati in #Libano nella missione Onu.

#IrmaSaracino