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La Storia in quella notte di Taranto

Semplicemente la Storia in quella notte dell’11 novembre 1940. Una notte d’inferno nei mari di Taranto, illuminata dai bagliori sinistri delle esplosioni.

Era l’11 novembre 1940. Una placida #notte pervasa dai profumi tipici del mare tarantino. Una notte come tante, in cui si respirava però il sogno delirante di un’Italia potente e vincitrice nello scenario tragico della #guerra. E la Storia era lì, pronta a scrivere pagine intrise di sangue, di morte, di desolazione.

La flotta italiana era ormeggiata nelle acque dei due mari della città Jonica, pronta a salpare per la Grecia, meta dei deliri imperialistici di Mussolini. L’uomo che aveva trascinato in guerra una Nazione,, accarezzava infatti il sogno di sedersi ‘da vincitore al tavolo della pace’.

la storia
Mussolini e la folla

L’importanza di Taranto

#Taranto, per la sua stessa posizione geografica, rappresentava una base di estrema importanza per il controllo del Mediterraneo centrale. E, insieme ai porti di Tripoli e di Tobruch, era per la Regia Marina italiana un avamposto di straordinario rilievo per impedire alle navi britanniche la navigazione in quelle acque. ,

Acque, peraltro, transitorie per il raggiungimento dell’Egeo.

Bisognava, pertanto, intervenire. Bisognava attaccare il porto di #Taranto. Il piano, già ideato e studiato nei dettagli dall’ ammiraglio Sir Dudley Pound, nel lontano 1935, venne ripreso quindi nel 1939 dal Capitano di vascello Arthur Lyster, comandante della Portaerei Glorius.

Questi, ovviamente con l’approvazione dei suoi superiori, diede il via a una serie di simulazioni dell’attacco in tutta segretezza e in aree inglesi similari. Una falla dei nostri servizi segreti?

L’operazione Judgement

Tutto era pronto ormai per quella che sarebbe stata un’operazione senza precedenti, basata sull’elemento sorpresa e sulle carenze della protezione contraerei e antisiluramento delle navi ormeggiate nel porto della città dei due mari.

Inoltre, malgrado le farneticazioni di Mussolini, i nostri mezzi erano esigui. Non avevamo radar ed era impossibile monitorare per tempo l’avvicinamento di aerei nemici. Ma si parlò, comunque, di tradimento.

Le navi britanniche, tra cui la portaerei Eagle, avevano la loro roccaforte nella vicina Malta, da cui controllavano il canale di Sicilia e già nei giorni precedenti aerei inglesi da ricognizione avevano sorvolato i cieli di Taranto. Strano che la cosa fosse stata sottovalutata!

Ma l’operazione, diretta dall’Ammiraglio Cunnigham., presentava dei rischi. Gli aerosiluranti, Swordfish biplani, agili e in grado di decollare e appontare in brevi spazi, sarebbero partiti dalla portaerei Illustrious, a 130 miglia dalla costa italiana. Facilmente avvistabile quindi dal nemico.

la Storia
Fairey Swordfish

Inoltre si doveva illuminare la rada lanciando bengala, mentre gli aerosiluranti avrebbero dovuto volare a pelo d’acqua. Questo al fine di evitare il fuoco della contraerei e per evitare che i siluri affondassero nel fondale basso. Certo se le navi italiane avessero steso le cortine fumogene l’azione sarebbe fallita. Ma questo non avvenne.

L’attacco

Alle 20,05 l’urlo delle sirene echeggiò sinistramente nel cielo di Taranto, per farsi sentire una seconda volta alle 22. Lo smarrimento fu generale e un muro di fuoco cominciò a illuminare la notte tarantina, ma non fu sufficiente, a causa della mancanza di radar.

In una prima fase, alle 23, 12 Swordfish inglesi lanciarono siluri sulle navi più piccole, ormeggiate nel mar Piccolo. Solo 20 minuti per portare a termine questo primo attacco.

Poi, la seconda fase che vide entrare in azione altri 12 Swordfish, incaricati di colpire le navi più importanti, tra cui la Cavour nel mar Grande. Questo secondo attacco iniziò alle 23,50 e durò un’ora circa.

Foto storica dell’attacco

Ingenti furono i danni causati alla flotta italiana, anche se Mussolini, nei giorni successivi, minimizzò la cosa nascondendo quelle verità che la Storia esige.

Ma ancora più ingenti furono le ferite in termini di vite umane e le lacerazioni prodotte in quanti credevano nel sogno di una vittoria futura.

La notte di Taranto passò quindi alla storia rappresentando un modello anche per il futturo attacco di Pearl Harbour, dell’anno successivo. E la guerra indossò il suo abito preferito: quello della morte.

Fu solo l’inizio!

#IrmaSaracino

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