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Mosca, manette per 5 collaboratori di Navalny

La polizia di Mosca ha arrestato 5 collaboratori del dissidente Navalny, rei di aver invitato la popolazione a scendere in piazza per chiedere il rilascio del loro leader.

Violenta reazione del #Cremlino alle accuse del dissidente russo Alexei #Navalny e dei suoi collaboratori. Sono scattate le manette infatti per 5 esponenti dello staff di Navalny, arrestato domenica scorsa al suo ritorno a Mosca.

Le accuse, mosse ai singoli collaboratori, hanno un denominatore comune: aver cercato di sollecitare l’intervento popolare in favore dell’attivista al fine della sua scarcerazione.

Un invito a scendere in piazza quindi, una mobilitazione generale, non gradita al #Cremlino, non certo incline a consentire simili manifestazioni.

Navalny, un personaggio scomodo

Noto per le sue posizioni avverse al regime di #Putin, Alexei Navalny, é balzato sulle cronache mondiali lo scorso agosto per l’avvelenamento da gas nervino, di cui l’uomo ha ritenuto responsabile il Cremlino.

Salvato in extremis, grazie all’intervento della Germania, dopo 5 mesi ha voluto far ritorno a Mosca, lanciando così l’ennesimo guanto di sfida a un ‘sistema‘ per lui molto discutibile.

Arrestato immediatamente, ha subito un processo sommario in una stazione di polizia. L’accusa? Aver violato i termini della libertà vigilata, concessa in seguito a una condanna per frode sospesa nel 2014.

Il 44enne attivista sovietico, infatti, avrebbe dovuto presentarsi ogni due mesi ai servizi penitenziari come previsto, malgrado la sua permanenza in Germania.

Appare evidente come la polizia non abbia tenuto conto delle gravi condizioni fisiche di Navalny in Germania ed abbia cercato un cavillo per tradurlo in carcere, nel quale dovrebbe rimanere in custodia fino al prossimo 15 febbraio.

Ma il dissidente dovrà rispondere in prossimi processi anche di altre accuse: diffamazione e frode.

Insomma un ‘braccio di ferro’ che dura da anni tra il giovane avvocato e il #Cremlino, culminato con l’avvelenamento. Un metodo ben noto evidentemente e a cui si ricorre con una certa frequenza ai danni di quanti osino ribellarsi a un ‘potere’ destinato a durare fino al 2036.

Gli arrestati

Varie le accuse mosse ai 5 che hanno visto scattare le manette intorno ai loro polsi. Tutte personalità di spicco nell’ambito del movimento crato da #Navalny, che hanno immediatamente reso nota la loro condizione attraverso i social.

Violenta la reazione delle migliaia di follower che dovrebbero radunarsi sabato prossimo nelle diverse piazze della grande madre Russia. Ma Mosca ha tuonato contro ogni manifestazione di massa, realizzata attraverso la rete, perché ritenuta illegale.

Appare evidente come #Putin non abbia gradito il  servizio sul suo lussuoso palazzo sul Mar Nero, diffuso su internet dallo staff di Navalny due giorni dopo il suo arresto.

Mosca
Putin

E sembra proprio che un’ ondata di gelo, ancor più temibile della precedente, stia calando sul Cremlino e su quelle verità troppo scomode, che nessuno dvrebbe conoscere.

Il gelo, il silenzio

#IrmaSaracino

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