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Birmania, arriva il comunicato ufficiale dei golpisti

All’indomani del golpe in Birmania, che ha portato all’arresto di Aung San Suu Kyi, i militari pubblicano un comunicato ufficiale chiarificatore.

Birmania (Myanmar). C’é un silenzio innaturale per le strade di questo Paese, rotto solo dal vociare dei militari che, in assetto di guerra, presidiano le vie e i quartieri dei centri urbani.

Birmania
I presidi militari in Birmania

Naypyidawla capitale, é pressocché deserta. E anche i mercati, abitualmente affollati, sono silenziosi. Tutto pare sospeso, nel limbo quasi di una realtà remota. La vita in Birmania é ormai l’attesa e il potere dei militari stringe in una morsa terribile gli abitanti, stremati da decenni di #povertà e di isolamento.

Sembra quasi che il sogno di una democrazia per i birmani sia svanito definitivamente alle prime ore di ieri mattina, con l’arresto di Aung San Suu Kyi, leader del partito democratico nazionale. Un’icona, un mito per questo Paese così provato anche dal Covid.

Il golpe

Anni di lotte, di battaglie, condotte anche dai monaci buddisti che nella Nazione hanno un ruolo e un’influenza significativi, sono stati vanificati ieri dal #golpe che ha riportato i #militari al potere.

Birmania

I monaci birmani- “Myanma _DDC4860.JPG” by Abode of Chaos is licensed under CC BY 2.0

Anni di lotte, guidate da una donna minuscola, ma tenace quale Aung, che hanno visto trionfare il partito democratico nelle recenti elezioni dell’8 novembre scorso.

Un risultato che ci racconta le esigenze di un paese stremato, che rivendica libertà e giustizia.

“Un paese – come dichiara uno storico locale- inondato di armi, con profonde divisioni tra linee etniche e religiose, dove milioni di persone riescono a malapena a nutrirsi “.

Una nazione balzata spesso alle cronache per lo sterminio impietoso dei Rohingya, una comunita di religione musulmana, costretta a rifugiarsi nelle nazioni limitrofe. Un territorio che ci racconta la sua storia nel dolore dell’ennesima delusione.

Brogli elettorali

E, oggi, arriva il comunicato ufficiale delle motivazioni di questo colpo di Stato. Una giustificazione tesa a mitigare il clima di tensione internazionale venutosi a creare in conseguenza di un’azione che uccide la democrazia.

Nella documento, le forze armate accusano la commissione elettorale del paese di non aver rimediato alle “enormi falle” nelle liste elettorali, presentate prima delle recenti elezioni generali.

Le forze armate inoltre denunciano la non convocazione di una sessione parlamentare speciale, al fine di discutere i presunti brogli, così come di un incontro del Consiglio di sicurezza nazionale.

Accuse che appaiono pretestuose e infondate. Ma che dovrebbero tacitare le eventuali reazioni dell’Onu, nonché delle altre Nazioni ( fatta eccezione per la Cina).

Poi, la promessa finale di organizzare nuove elezioni in accordo con i dettami della Costituzione del 2008, una volta concluse le “disposizioni emergenziali” in atto da ieri mattina.

Una promessa che sa di beffa, anche perché non é indicata la data di queste ipotetiche elezioni.

Unico dato certo é la riconferma, avvenuta questa mattina, dello stato di emergenza nazionale della durata di un anno.

La prigionia di Aung

Sempre nel comunicato i #militari hanno reso noto che Aung San Suu Kyi si troverebbe agli arresti domiciliari nella propria abitazione. Un trattamento riservato anche agli altri esponenti del partito democratico arrestati ieri mattina.

Ma non chiariscono i dettagli dell’accusa, né la tempistica di un ipotetico processo.

Ancora una volta quindi il premio Nobel per la pace sarà costretta all’isolamento. Ad una prigionia assurda che la portò in passato a scelte affettivamente dolorose.

Ma l’ormai 75enne Aung ha in sé quella forza che la porterà a lottare e, speriamo, a vincere in nome e per il suo popolo.

#IrmaSaracino

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