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Colloqui infuocati tra Cina e Usa ad Anchorage

Accuse reciproche e tensione alle stelle tra le due superpotenze mondiali nel corso dei primi colloqui dell’amministrazione Biden.

Che i rapporti tra #Cina e #America non fossero idilliaci già da tempo é un dato acquisito.( Come dimenticare infatti le invettive di Trump contro il colosso dell’economia mondiale?). Ma la realtà ha superato l’immaginario nel corso dei primi colloqui tra Cina e Usa, svoltisi ieri ad Anchorage, in Alaska.

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Il summit di Anchorage

Una serie vicendevole di accuse ha infatti caratterizzato il primo #summit dell’era Biden. E, quanto all’usuale fair play della diplomazia, questo si é perso in toni da rissa che non hanno certo fatto onore ad entrambi gli schieramenti. Del resto sono i toni abituali della politica odierna, caratterizzata da schermaglie verbali sterili e improduttive, che minano i precari equilibri internazionali.

Così l’#America di Biden, dopo l’incidente con Putin, fa i conti con la demagogica #Cina, sempre più proiettata verso il dominio internazionale.

La stabilità globale

Sin dalle prime battute é stata evidente la linea dura di Washington nei confronti di Pechino. E le parole del Segretario di Stato americano, Antony Blinken,  sono state immediate, dirette. Vere e proprie accuse.

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Antony Blinken

Blinken ha espresso infatti tutta la sua preoccupazione per le azioni della Cina, facendo esplicito riferimento ai suoi interventi nello Xinjiang, ad Hong Kong, Taiwan. Senza dimenticare gli attacchi informatici agli Stati Uniti e la coercizione economica degli alleati statunitensi.

Azioni deplorevoli, che minano l’autonomia e la libertà di questi territori ed evidenziano l’ingerenza della Cina nel Sud-Est asiatico. Ma, soprattutto, fanno vacillare la stabilità globale.

Dura la replica di  Yang Jiechi, masssimo diplomatico cinese. Questi, in un monologo dai toni melodrammatici, durato ben oltre il consentito, ha avuto parole di biasimo per la pseudo-democrazia statunitense. Una democrazia che, sia al suo interno che nell’ambito delle politiche estere, contiene evidenti contraddizioni.

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 Yang Jiechi 

Gli Stati Uniti ammantano di buonismo le loro mire egemoniche sui mercati internazionali, legittimando i loro interventi militari come soccorso dei Paesi in difficoltà, ma in realtà ostacolano i normali scambi commerciali. E mirano ad isolare la Cina.

Il bilancio

Difficile il bilancio di questi colloqui, del resto ancora in corso. Entrambe le parti infatti, al di là delle reciproche accuse, non hanno saputo o voluto trovare punti d’intesa sulla soluzione di problemi urgenti.

Arroccati nelle loro posizioni, hanno fatto spesso del teatro, sfoderando le loro migliori qualità d’interpreti di un dramma, quale quello della politica internazionale, che non trova ancora una conclusione stabile.

Conflitti, interventi militari spesso inopportuni, strategie di mercato subdole e spietate sono sottese al puzzle scomposto di questo mondo globale.

E il suo fallimento risulta sempre più evidente!

#IrmaSaracino

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