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Sicignano, storia di un monastero maledetto

Secoli di paura intorno a  questo  monastero abbandonato, risalente al ‘600, sito nella campagna di Sicignano degli Alburni, nella provincia di Salerno.

Perso in una natura selvaggia, sorge a Sicignano degli Alburni un antico #monastero, che si dice risalga al ‘600. Un tempo sede dei monaci benedettini, oggi la struttura vive negli incubi e nelle leggende degli abitanti della zona , che evitano di accostarvisi. 

Sicignano
Case spettrali

Sembra infatti che le sue  mura  ospitino il  #fantasma di un monaco che porterebbe morte a chiunque osasse entrare all’interno. Leggenda, fantasia popolare? non ci è dato sapere.

Ma gli ingredienti di una storia horror ci sono tutti: un luogo spettrale, abbandonato. I misteri e i segreti di un antico ordine clericale. E, soprattutto, una storia d’amore dal tragico epilogo. Insomma una vera delizia per un certo tipo di cinematografia!

La storia

Correva l’anno 1720 quando un giorno un vagabondo bussò alle porte del monastero, chiedendo cibo e un riparo per la notte. In cambio offrì tutta la sua collaborazione per le necessità del convento.

I frati, da bravi cristiani, lo accolsero benevolmente, ignorando che da quel momento la loro vita sarebbe cambiata.

Per qualche tempo tutto procedette per il meglio e il vagabondo, forse per un senso di gratitudine nei confronti dei ‘fratelli’, decise di prendere i voti.

Ma evidentemente la sua vocazione era fragile come lo è la natura umana. L’incontro con una contadina del posto infatti gli fu fatale e la ‘tentazione’ ebbe la meglio sulla sua ispirazione religiosa.

Sicignano
Tentazione notturna

Tra i due fu ‘passione’ immediata, caratterizzata da incontri furtivi al chiaro di luna. Persi nei profumi dei boschi e inebriati dai loro sensi, non si avvidero di essere spiati e per loro fu la fine.

L’epilogo richiama tanto le vicende narrate da Umberto Eco nel suo romanzo. Accusa di stregoneria per la donna e prigione per il monaco fedifrago. Ma ciò che ne seguì ( almeno stando ai racconti popolari) è raccapricciante.

La vendetta

Uscito di prigione infatti, il frate peccatore non perdonò ai confratelli di aver bruciato sul rogo la sua amata e vendette la sua anima al diavolo, sempre pronto ad intervenire in casi come questo.

Sicignano
Il rogo

Fu il principio di tutto. Da quel momento la morte, con la sua falce, colpì gli abitanti del #monastero e non solo.

Con la dipartita di tutti gli altri il monaco indemoniato rimase padrone del monastero e quell’aura di morte sembrò colpire anche gli incauti che osassero chiedere ospitalità al suo interno.

La voce della #maledizione e, soprattutto, il susseguirsi di queste morti improvvise, giunsero  all’orecchio di Re Carlo di Borbone, a Napoli.

Questi decise di inviare sul posto degli uomini per svolgere indagini sulle frequenti morti. E fu così che il frate ne fu ritenuto colpevole.

L’uomo fu giustiziato per impiccagione. E l’esecuzione avvenne su una quercia prospiciente al  #monastero.

Ed è da allora che l’ombra di un frate sembra si aggiri all’interno della vetusta struttura, ormai in uno spettrale stato di degrado. 

La maledizione e il monastero

Gli abitanti del luogo se ne tengono lontani, ma i più coraggiosi  giurano, nelle notti di luna,  di aver scorto il monaco girovagare nel monastero. E dichiarano che la morte può colpire improvvisamente chiunque vi si avvicini.

Vera o no che sia, la #maledizione sembra continuare.

#IrmaSaracino

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