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Torre del Lago 2021, la morte di Turandot

Neanche la magia di Torre del Lago ha potuto salvare l’ultima opera pucciniana. E Turandot si é consumata nel deserto di una regia e di un allestimento scenico oltraggiosi per la memoria del grande compositore.

Complice anche la Luna, ricomparsa nella sua luce a inondare il cielo di Torre del Lago, la magia si é rinnovata in quel luogo in cui #Puccini visse i momenti della sua ispirazione.

Torre
Torre del Lago – foto by Antonio Amati

E, dopo una leggera pioggia che ha interrotto l’esibizione dell’orchestra, la sera del 24 luglio scorso la rappresentazione tanto attesa della #Turandot ha avuto inizio.

Così i drappi rossi, che coprivano le esigue scene, sono caduti, tirati giù dal coro scalcinato comparso nel frattempo sulla scena.

Tutti i drappi, tranne uno, baluardo di un concettualismo che non si concilia con la fabula. Il racconto, l’intreccio, ma anche il fascino di #Turandot.

Una regia inusuale

Il regista, Daniele Abbado( almeno nelle sue intenzioni) ha voluto rappresentare il perenne conflitto: Amore e Morte, decontestualizzandolo e proiettandolo in una dimensione onirica che é anche vita reale.

Turandot, la crudele #principessa, é divenuta quindi la donna resa crudele dalle sue incertezze e dalle sue fobie che, alla fine, é stata vittima a sua volta della forza prorompente dell’amore.

Una donna proiettata in una dimensione avulsa da ogni collocazione temporale. Una donna che ha paura d’amare e uccide.

Le vittime? Tante. La poco convincente Liù che, almeno in questa rappresentazione, muore suicida col veleno. Il Principe di Persia, denudato prima dell’esecuzione e ricoperto di sangue. Insomma un panorama crudo e fin troppo realistico che non ha reso affatto il fascino della vera #Turandot.

Gli effetti scenici, perché sarebbe improprio parlare di scene, sono stati sapientemente calibrati dalle luci di Angelo Linzalata, che ha sopperito così alla pochezza delle scene, ridotte a cubi ruotanti.

Insomma un bel mix di simbolismo scenografico e intellettualismo!

La musica

Ma il tocco di classe é stato rappresentato dal finale scritto nel 2001 da Luciano Berio che ha stravolto completamente la musicalità dell’opera originaria.

Il tutto condito dagli interventi poco convincenti e scombinati del coro, sempre più perso nel guazzabuglio di questa rappresentazione fredda, asettica e decisamente poco pucciniana.

Parimenti confusi e decisamente poco partecipi emotivamente anche il soprano: Emily Magee e il tenore Ivan Magrì. Un Calaf poco convincente che ha cercato il suo riscatto in ‘nessun dorma’, dilaniando la famosa aria, che ormai é simbolo della nostra voglia di rinascenza.

E così anche le placide acque del lago sono state scosse da un brivido terribile.

Torre
Nessun dorma- foto by Daniela Ingrassia

E il dilemma si é posto: era un’opera lirica o un musicall liberamente ispirato alla Turandot di Puccini?

#IrmaSaracino

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