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Le note della Carmen nella notte tarantina

Note struggenti, passioni e tormenti in scena ieri sera sul palco della Villa Peripato per il secondo appuntamento del Taranto Opera Festival

Nuovo appuntamento ieri sera, in Villa Peripato, del Taranto Opera Festival. Sulla scena, la #Carmen, capolavoro di George Bizet. Nell’aria, il profumo delle note struggenti di un amore malato che porta alla #morte.

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Scena dalla Carmen di Taranto

Protagonista assoluta, lei, Carmen. La donna che fa impazzire gli uomini. Seduttrice crudele ed incostante. Donna libera, in grado di affrontare la #morte per la salvaguardia della propria libertà.

Carmen, col suo fascino irresistibile, con la sua voglia di vita che la porterà a morire per mano dell’uomo che la ama al di là della follia.

Poi, lui, Don José, in grado di rinunciare a tutti i suoi valori in nome di questo #amore che sarà la sua rovina. Don José che arriva a uccidere colei che ama perdutamente.

Gli altri personaggi ruotano intorno al fulcro di questa narrazione musicale: la Passione. La Passione che acceca, che obnubila la mente e i sensi. Protagonista tangibile della vita e dei costumi della Siviglia di fine ‘800. La Siviglia dei toreador, delle danze freneticamente sensuali e degli amori effimeri, ma intensi.

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Don José con Micaela, sua promessa sposa

Questo in sintesi il canovaccio di un’opera che non può lasciare indifferenti, specie per la sua attualità.

Gli interpreti

A dare vita e voce a Carmen, Federica Carnevale, che ha impersonato egregiamente un personaggio così carismatico , anche se non ha convinto molto il lavaggio continuo di mani e piedi che ha accompagnato la sua interpretazione di Habanera al primo atto.

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scena dal I atto

Un primo atto discutibile per i numerosi scollamenti tra l’orchestra, diretta da Jimmy Chiang e il coro, nonché per la strozzatura della voce di Ugo Tarquini, interprete di Don José.

Probabilmente tradito infatti, nella fase iniziale, dall’emozione o dal vento il giovane tenore ha dato prova successivamente delle sue qualità canore, caricando di pathos emotivo la scena finale.

Un pathos che forse é mancato nell’interpretazione di un’opera così intensa e drammatica, specie nella fase iniziale. Ma gli interpreti, si sa, sono molto fragili emotivamente ed ogni difficoltà viene vissuta in maniera tangibile a discapito del livello interpretativo.

Mentre ha convinto tutti, sin dalle prime battute, Laura Esposito, nelle vesti di Micaela. La dolce fidanzata di Don José. La sua voce dolce e potente, ad un tempo, ha toccato le corde di quell’emozione che non ha trasmesso invece Carmen.

Bravi gli altri interpreti. Lodevole la regia di Gianluca Chiera, che ha voluto regalare al pubblico un’altra prova delle sue capacità.

Mentre, fedele a se stesso e alle sue doti creative, Damiano Pastoressa, con le sue scenografie ha realizzato scorci di una realtà sociale sorprendentemente suggestivi.

Scena dal III atto

Dignitosi, in linea generale, i costumi, anche se ha sorpreso il bianco delle vesti del coro femminile e di Carmen al I atto. Rimpianto di un candore verginale di altra età?

Conclusioni

Una Carmen dignitosa, quindi, che forse non ha entusiasmato come l’Aida( precedente rappresentazione) ma ha rappresentato un passo avanti nel buio culturale che ha caratterizzato Taranto negli anni passati.

#IrmaSaracino

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