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Il ritorno dell’Isis. Attentato in Iraq

Annunciato, temuto, il ritorno dell’Isis ieri sera, nel Nord dell’Iraq, ha fatto sentire il suo grido di morte

Continua, tragicamente inarrestabile, la scia di sangue e di terrore nei territori mediorientali. Questa volta teatro di un copione ormai ben noto é stata la città di Kirkuk, nel Nord dell’ #Iraq, quasi al confine con il Pakistan. Protagonista del macabro copione: l’Isis, che sigla anche con questa azione terroristica il suo ritorno alla ribalta delle cronache.

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Geografia dell’Iraq

Pesante il bilancio delle vittime: 13 poliziotti, di stanza in un posto di blocco nella città a Nord del Paese.

Un ritorno prevedibile

Il #terrorismo é dunque la realtà dei nostri giorni? A una prima lettura degli ultimi accadimenti che hanno insanguinato l’Aeroporto di Kabul, nonchè il gesto sconsiderato di un lupo solitario in Nuova Zelanda, parrebbe proprio di sì.

La vittoria dei Talebani in Afghanistan ha dunque innescato un meccanismo perverso, dando nuova linfa al macabro teatro del terrore.

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E la presenza di cellule jihadiste in #Iraq, come nei territori confinanti, era ben nota a tutti già da tempo. Cellule, sempre operative sul piano delle affiliazioni e pronte a riprendere le armi al momento opportuno.

E, a quanto sembra il momento é arrivato. L’esodo poco lusinghiero delle truppe occidentali ha rappresentato, agli occhi dei terroristi, la disfatta dell’Occidente.

Ora resta da conquistare il primato!

L’attentato

Non si hanno ancora notizie dettagliate sulla dinamica dell’azione terroristica. Si ipotizza che si sia trattato di un’esplosione causata da un kamikaze, probabilmente infiltratosi in prossimità del posto di blocco.

Le notizie che giungono sono confuse e spesso contradditorie. Ma ciò che emerge nella luce sinistra dell’evento é la determinazione dell’ #Isis a riprendersi un territorio strategico per il controllo delle vie di comunicazione. Un territorio ambito da molti per la sua geopolitica.

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Guerre inutili

L’Isis, che vanta un notevole numero di foreign fighters, mai individuati e abili nel combattimento, incute paura, certamente più dei Talebani. In grado di attuare sottili strategie, il Daesh dispone di menti acute, capaci di operare nel silenzio, ma in grado anche di elaborare piani imprevedibili.

Impossibile infatti prevedere un attacco terroristico! E l’elemento sorpresa é dunque l’arma vincente di questi soldati della morte. Ma l’Isis ha dimostrato anche in campo aperto di saper combattere e, soprattutto, di saper affiliare sempre nuovi adepti.

Le preoccupazioni e gli interrogativi

Spontanei sorgono gli interrogativi. Ci si chiede quali siano stati gli errori nella gestione di guerre, probabilmente inutili. E se non vi sia stata una certa superficialità nel dare attendibilità agli eserciti locali.

Ma questo é un discorso già affrontato e certamente non risolutivo del problema.

Resta ora da vedere quale sia la strategia diplomatica più idonea per garantire la sicurezza dell’Occidente, ma anche di quei popoli che chiedevano solo di vivere in liberi.

#IrmaSaracino

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