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Sudan nel caos, forse un colpo di Stato

Allarmanti le notizie che giungono dal Sudan. Arrestato il premier Abdallah Hamdok e numerosi membri del Governo

Sono confuse ancora le notizie in merito a un presunto #colpo di Stato in Sudan, un Paese governato dal 2019 da un governo di transizione che, evidentemente, non ha soddisfatto le esigenze del territorio.

La notizia, diramata da Al Jazeera, ci parla dell’arresto del premier Abdalla Hamdok, nonché dei ministri dell’industria e dell’informazione.

Il premier sarebbe stato posto ai domiciliari da un gruppo non meglio identificato di #militari. Sembrerebbe, a una prima lettura, un #colpo di Stato, ma si ignorano i dettagli.

Secondo diverse fonti ad aver preso il controllo del Paese sarebbero i soldati fedeli al generale Burhan. Purtroppo, però, é stato limitato l’accesso alle comunicazioni mediali. Risulta quindi estremamente difficile conoscere l’esatta dinamica, nonché la portata degli accadimenti.

L’unico dato certo é che il Paese é nel caos più totale.

Un Paese isolato

Vietato ogni accesso a #Khartoum, la capitale. I militari infatti hanno bloccato tutte le vie di comunicazione. Strade, aeroporti, dove sono stati sospesi tutti i voli internazionali.

E non mancano gli appelli delle forze progressiste sudanesi rivolte alla popolazione. L’invito a scendere in piazza infatti é scattato immediatamente da parte delle associazioni pro democrazia e, ovviamente, la mobilitazione non promette nulla di buono.

“Esortiamo le masse a uscire per le strade e occuparle– si legge in una nota dell’Associazione dei professionisti- Chiudete tutte le strade con barricate.

L’appello ha trovato immediato riscontro in una popolazione così provata da un’indigenza, ormai, endemica in questa Nazione. E l’odore acre di pneumatici bruciati irrompe per le vie di Khartoum, mentre bandiere nazionali colorano il grigio del fumo.

Fuoco, quindi, e barricate. Questa la risposta dei cittadini della capitale. Ma si teme il peggio e, soprattutto, una reazione dei militari sui civili.

Il sogno di una Nazione

Fanno parte ormai di un repertorio che appartiene al passato le immagini di esultanza generale, da parte dei manifestanti, del 2019. Quando, dopo anni di regime spietato, Omar al Bashir fu costretto a dimettersi e venne instaurato un governo di transizione, nell’attesa di elezioni che avrebbero dovuto aver luogo nel 2023.

A quanto sembra il sogno si é infranto nell’amara realtà di questo Paese, considerato uno dei più poveri al mondo. L’economia infatti é ancora basata in larga misura su un’agricoltura spesso rudimentale, quasi di sussistenza e che costituisce un terzo del prodotto interno lordo (PIL).

Solo dalla fine degli anni ’90  la produzione di petrolio ha avuto inizio ed è diventata rapidamente l’esportazione più importante del Sudan. Ma le logiche di profitto di nuclei #militari e delle Multinazionali non hanno di certo favorito la popolazione, che continua a inseguire il sogno di una vita migliore.

Intanto si combatte ancora una volta. Si combatte in nome di una giustizia e di un’equità sociale che sembrano svanire nel cupo orizzonte di questa Nazione africana.

#IrmaSaracino

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