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Giappone, due condannati a morte fanno causa

Due condannati a morte in Giappone fanno causa al governo per la notifica ai prigionieri solo poche ore prima dell’esecuzione.

In Giappone l’umanità si perde nei meandri di una Giustizia molto discutibile e il Paese del Sol Levante, al di là delle immagini quasi oniriche ricorrenti, ci presenta l’altro volto di una realtà terribile. Una realtà che ha nella #pena di #morte la punizione equa per chi si é macchiato di omicidio.

Giappone
Il cappio

La pena capitale permane in questa Nazione così proiettata verso il futuro e i detenuti nel famigerato Braccio della morte sono oltre 100. Le loro condizioni sono, a dir poco, disumane. E una logorante attesa, vissuta nell’incertezza, consuma i loro giorni, le loro ore.

Non sanno quando il boia colpirà e quel cappio mortale cingerà il loro collo. Vivono isolati, costretti da un’illuminazione continua ad essere vigili, presenti. Impossibile quindi il suicidio e l’unico contatto con la vita é rappresentato dalle sporadiche visite dei loro familiari più stretti.

Un’attesa che può durare anche anni, trascorsi in un tempo non più misurabile, controllabile. E’ una pratica assurda, che mette a nudo un sadismo impensabile in un Paese così civile.

Esecuzioni a sorpresa

Le #esecuzioni avvengono senza alcun preavviso al condannato e senza avvertire né legali né familiari. Probabilmente un escamotage del governo per ovviare alla comunicazione mediale. In questo modo infatti si evita che i mass media diano più risalto alle singole #esecuzioni.

E ciò in ragione delle continue proteste, anche a livello internazionale. Ma a nulla servono le campagne di sensibilizzazione di organizzazioni quali Amnesty International, a nulla le sollecitazioni dell’Europa tutta e di altri Stati. La #pena di #morte in Giappone é ancora tragicamente presente, nella sua forma più crudele, più sadica. Per i prigionieri infatti ogni giorno potrebbe essere l’ultimo!

La ribellione

Ma ieri, per la prima volta, due condannati a morte, rappresentati dall’avvocato Yutaka Ueda, hanno intentato causa al governo per questa pratica barbara. E la città di Osaka é stata teatro di questo grido di dolore.

Ai prigionieri non é consentita neanche la possibilità di presentare un’obiezione, né di potersi preparare mentalmente alla loro morte.

Disumano e in netto contrasto con l’immagine di un Paese progredito e all’avanguardia!

Giappone
L’altra faccia del Giappone

Fragili e facilmente confutabili le giustificazioni del governo, che ha rispolverato un buonismo poco convincente. Questa pratica infatti avrebbe lo scopo di impedire ai prigionieri di soffrire nell’attesa del giorno fatale!

Ma bisogna vedere quali saranno le conseguenze a livello legale, visto che, a detta dell’avvocato Ueda, c’é una violazione palese del codice penale giapponese.

Per il momento i due condannati hanno chiesto un risarcimento di 22 milioni di yen.

#IrmaSaracino

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