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Una storia a lieto fine per il bimbo perso a Kabul

Ritrovato Sohail Ahmadi, il bimbo di due mesi, smarrito nel caos di disperati in fuga dai Talebani. Una storia commovente nell’inferno di Kabul.

Aveva solo 2 mesi Sohail in quel 19 agosto segnato dall’inferno della disperazione. Due mesi soltanto, ma una storia che avrebbe sconvolto il mondo intero.

Le immagini, ancora vive nella nostra memoria, scorrevano sui media di tutto il mondo, mentre si consumava l’ultimo atto di un fallimento.

Era il 19 di Agosto 2021. Una data che ha segnato la storia di un Paese privato della sua libertà, ma anche le coscienze di tanti ‘potenti‘. I #Talebani tornavano e, con loro, la fame, l’abbandono, la negazione dei diritti civili.

Uomini, donne, bambini fuggivano in cerca di quella vita che avevano vissuto per 20 anni e la paura aveva la meglio sulla razionalità. Al punto di cercare di salvare i propri piccoli, affidandoli alle mani di militari sconosciuti. Tutto pur di evitare che venissero schiacciati da quella folla impaurita, allo sbaraglio.

Sohail, un simbolo

Papà Mirza Ahmadi e mamma Suraya erano lì in quell’aeroporto di #Kabul, ormai divenuto unica via di #salvezza. Erano lì, con i loro 4 figli. E, tra essi il piccolo Sohail, un fagottino di appena due mesi. Schiacciati da quella folla impazzita.

Bisognava mettersi in salvo e, allora, una decisione improvvisa. Affidare a un marines il piccolo, con la certezza che al di là di quel muro e di quel filo spinato, lo avrebbero ritrovato entro breve.

Ma non fu così. Di Sohail nessuna traccia. Disperazione, sgomento, poi la fuga verso la salvezza.

I coniugi Ahmadi riuscirono a giungere negli Stati Uniti, dove attualmente risiedono e iniziò la loro ricerca.

Gli appelli

I mesi passavano, mentre le foto del piccolo facevano il giro del mondo. La mobilitazione era generale e s’invitava chiunque avesse visto quel bimbo a darne notizia

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Sohail Ahmadi, around two-months-old, is seen in these handout pictures shown on a poster, taken in August 2021 in Kabul, Afghanistan. Sohail’s parents Mirza Ali and his wife Suraya handed him over the fence to a U.S. soldier on August 19, 2021 in the chaos following the U.S. troop withdrawal and hasty evacuation at the Kabul Airport. But by the time the family got to the other side of the fence, the baby was no where to be found. Courtesy of the Ahmadi family/Handout via REUTERS

Le lacrime scorrevano sul volto di papà Mirza, mentre raccontava quei drammatici momenti: la ricerca inutile, la consapevolezza di aver ceduto alla disperazione. E, finalmente, l’epilogo felice.

Il ritrovamento

Il piccolo era salvo e viveva a casa di un tassista di 29 anni, Hamid Safi. Questi lo aveva trovato da solo, per terra, all’aeroporto e lo aveva portato a casa dalla moglie e dagli altri figli, dopo aver cercato invano i suoi familiari.

Gli aveva dato un nome, Mohammad Abed, e aveva postato la sua foto, insieme a quella dei suoi figli, sulla sua pagina Facebook.

Ma, quasi come in una favola, Il nonno di Sohail lo ha riconosciuto. Messosi subito in viaggio dalla provincia nord-orientale del Badakhshan fino a #Kabul, ha raggiunto la casa di Safi e ha chiesto la restituzione del nipotino, ormai di 6 mesi.

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Una scena commovente

Le trattative

Hanno avuto inizio così lunghe trattative, sia con Safi che con i #Talebani, ma alla fine il piccolo é stato consegnato al nonno, nell’attesa di tornare tra le braccia dei genitori.

#IrmaSaracino

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