• Mer. Ott 5th, 2022

Cavalleria rusticana, un’opera nell’opera al teatro Fusco di Taranto

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Scorci di una quotidianità sapientemente tratteggiata ieri sera sul palcoscenico del teatro Fusco di Taranto in una Cavalleria rusticana memorabile

C’era tutto il nostro Sud nella Cavalleria rusticana andata in scena ieri sera  al teatro #Fusco di Taranto. Il nostro Sud, con le sue passioni, le sue contraddizioni, i suoi aspetti cultuali e culturali, ma anche con i suoi limiti.

Una rappresentazione straordinariamente efficace, quindi, grazie alla mano della regista e scenografa: Marialuisa Bafunno, che ha saputo cogliere l’essenza e la dimensione di un humus socio culturale ancora esistente.

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Cavalleria rusticana, il momento della messa pasquale

Una messa in scena innovativa, ma priva di quelle estremizzazioni che snaturano l’opera lirica. Quasi un affresco, reso visivamente concreto dal video designer, Luca Attili.

I protagonisti, gli interpreti

Se il capolavoro di Mascagni, col suo sofferto intreccio amoroso uscito dalla sapiente penna di Giovanni Verga, coinvolge emotivamente il pubblico, grazie a una melodia struggente, la scena diventa vita soprattutto con l’apporto canoro degli interpreti.

E, ieri sera, il palco è diventato uno squarcio di quotidianità, quasi una fotografia di emozioni e passioni vibranti con le voci di interpreti straordinari.

Il duetto Turiddu- Santuzza

Tutti, ugualmente partecipi, hanno dato vita e spessore ai personaggi interpretati. Da  mamma Lucia( Antonella di Giacinto) alla fedifraga Lola( Giorgia Teodoro), da Alfio (un bravissimo Fernando Cisneros) a Turiddu ( Azer Zada). Ma la trionfatrice in assoluto, sia per le sue doti canore che per le sue capacità interpretative è stata lei: Cristina Melis, indimenticabile Santuzza.

Una donna tradita, ferita, che maledice e ama, che vendica l’oltraggio subito, ma ama ancora di più. Un personaggio complesso, reso straordinariamente dalla voce potente della Melis, ma anche dalla sua partecipazione emotiva.

Luci ed ombre

 Una luce nuova, quindi, ha illuminato quella Sicilia di fine ‘800, in cui l’onore oltraggiato esigeva un prezzo troppo alto di riscatto, quale la morte.

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Un momento toccante della rappresentazione

Tutto per #amore. Un #amore malato, ferito, poi… la vendetta. Il duello, la morte di Turiddu.

La musica si fa realtà

Ogni cosa  però ieri sera è sembrata reale, quasi tangibile, e l’elemento catartico per il pubblico ha suggellato il rapporto spettatore attore, decretando il successo della rappresentazione.

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Una parte del coro

Anche il coro, diretto abilmente da Carmen Fornaro, ha avuto un ruolo significativo, ma la vera rivelazione é stata  l’Orchestra giovanile della Magna Grecia.

 Giovanissimi, fiore all’occhiello della città di Taranto, questi ragazzi (alcuni quasi bambini) hanno rivelato il futuro di una città in cui la #musica è stata sempre protagonista.

E con manifesto ardore, guidati magistralmente dal direttore, Giuseppe La Malfa, hanno dato vita alla melodia. Una melodia immortale, che sa toccare le corde più profonde del cuore.

Perché l’opera lirica, in fondo, è anche questo: passione, tormento, vita, morte.

E, al di là del tempo, fotografa e dà voce alle passioni, perenni demoni dell’uomo.

#IrmaSaracino