Da Joan Baez a Lucia Mastromarino, con la musica di Morricone, rivive il ricordo di Sacco e Vanzetti
Può la musica essere voce, grido di protesta e rievocare un caso di ingiustizia sociale unico, quale quello di Sacco e Vanzetti? Evidentemente sì, quando il canto diviene espressione dell’anima e riesce a sconvolgere emotivamente.
Due grandi interpreti
Sulle note di Morricone, due interpreti a confronto. Joan Baez, mito degli anni 70 ed una incredibile cantante lirica: Lucia Mastromarino, un unicum a livello vocale ed interpretativo

Due voci così diverse, eppure unite dal medesimo sentimento di rabbia. L’una mito della contestazione di quegli anni ’70 indelebili nella memoria. Quasi portavoce di quel seme di ribellione giovanile a un sistema discutibile.
L’altra, capace di coniugare tecnica e intensità emotiva, in una interpretazione del celebre brano di Morricone, su arrangiamento del maestro Cosimo Maraglino.
Straordinariamente intensa, graffiante, dai toni scuri e potenti, la voce di Lucia Mastromarino ha nuovamente inciso nella memoria collettiva la drammaticità di un caso d’ingiustizia che sconvolse l’America degli anni ’20. E il pubblico ha capito, ha ricordato, ha esultato.
Sacco e Vanzetti per la prima volta protagonisti del Belcanto
Che una rappresentante del Belcanto, di fama internazionale, quale la Mastromarino, affronti un tema sociale di tale rilievo e sappia renderne la drammaticità con modulazioni vocali sapienti, è davvero singolare.
Le difficoltà insite in una tale interpretazione sono molteplici e solo un’artista di grande spessore può riuscirvi. Ma quest’artista, stella del panorama lirico mondiale, stupisce ancora una volta.
Indimenticabile infatti la sua interpretazione del brano di Morricone al Teatro Petruzzelli di Bari, dove un pubblico in delirio le ha tributato un’ovazione.
Grazie alla sua voce Sacco e Vanzetti sono tornati ad essere quel simbolo di coraggio ma anche d’ingiustizia che, mai come in questo momento storico, può essere esempio, denuncia.
Una storia terribile
Era l’America del 1920 quella che nel !927 giustiziò i due anarchici Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. L’eco della rivoluzione russa era ancora nell’aria, creando un sentimento di paura sfociato in un clima censorio.
Il pregiudizio nei confronti dei numerosi immigrati, specie italiani, dominava la scena e, ancor di più, un radicale atteggiamento anti-anarchico.
Arrestati con l’accusa di aver commesso una rapina, costata la vita a due persone, in una fabbrica di scarpe a Braintree, Massachusetts, Sacco e Vanzetti furono condannati a morte, dopo un processo farsa.
Un processo nel quale non emersero prove concrete della loro colpevolezza se non il possesso di armi, cosa usuale allora e oggi in America
L’eco di tale processo fu mondiale ed anche in America furono tante le manifestazioni contro tale verdetto. Ma non vi fu alcun esito positivo. I due anarchici furono giustiziati sulla sedia elettrica.
Uccisero due presunti colpevoli, ma crearono il mito.
La riabilitazione e il mito
Quando, nel 1971, lo straordinario film di Montaldo, con la colonna sonora di Morricone, interpretata da Joan Baez, colmò di sdegno le sale cinematografiche , la storia di Sacco e Vanzetti divenne nota e nacque il mito, il simbolo di un’ ingiustizia sociale e di un pregiudizio.
Solo nel 1977 il governatore del Massachusetts Michael Dukakis ammise pubblicamente gli errori commessi nel processo, riabilitando ufficialmente la memoria di Sacco e Vanzetti.
I simboli, i miti di oggi
Oggi, grazie all’intensa interpretazione di Lucia MastromarinoIn, in una società scossa da un’ondata di violenza e di discriminazioni, il ricordo di questi due anarchici, vittime di una giustizia sommaria e prevenuta, torna prepotentemente.
Un ricordo che può essere un monito, un simbolo. Perché la storia va letta, rivissuta anche musicalmente, per imparare, per non dimenticare.
Irma Saracino
