• Mar. Feb 27th, 2024

Emozioni di un sabato sera a Taranto

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Taranto stupisce ancora e di certo le emozioni non mancano

Mi piacerebbe parlare di #Taranto con quel ‘C’era una volta’ che introduceva l’ascoltatore nel mondo della fiaba e dell’onirico. E, in effetti, di fronte agli scorci paesaggistici mozzafiato di questa città, il #sogno sembra tradursi in realtà. I suoi colori, il suo mare, ma soprattutto la sua storia la avvolgono di leggenda e le emozioni sono tante quando ci si ferma estatici a contemplare i suoi tramonti.

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L’estasi, il sogno

La fiaba

C’era una volta, dunque, una splendida perla che irradiava luce sullo Jonio, garantendo ai naviganti un approdo denso di profumi e suggestioni che il paesaggio ridente intorno sapeva creare.

Era l’isola felice della vita. La meta agognata di chi desiderasse vivere tra il verde lussureggiante della sua vegetazione e tra i colori dei suoi fiori e di quel mare cangiante che si sposava con i colori di un cielo terso. Incontaminato.

Tutto era splendido e l’uomo viveva in un #Paradiso che facilitava anche un lavoro onesto, legato al mare e ai suoi prodotti. Ma, un giorno, gli dei, forse invidiosi di tanta bellezza, vollero punire gli uomini, rendendoli incuranti di ciò che avevano. E li destinarono a una storia che, nel futuro, li avrebbe sottomessi ai soprusi e all’indifferenza dei potenti.

La morte della bellezza

Passò il tempo e si giunse alla costruzione di case terribili, in grado di offuscare anche il cielo. Non c’era più spazio per l’antica bellezza e un solo dio cominciò a regnare perfidamente su questo scrigno prezioso di storia e di cultura. Il dio denaro, che, accompagnato dall’indifferenza, schiacciò la vita stessa degli abitanti. E una nube plumbea oscurò i cieli e le speranze di uomini, donne, bambini.

Un mostro terribile comincò a seminare, coi suo fumi e i suoi gas venefici, morte e distruzione e la splendida #Taranto pianse le sue ferite.

Via Nitti- Un sabato sera

Taranto oggi

Tutto continuò, in un crescendo di disinteresse, e oggi la città dei due mari conosce l’ignominia e l’abbandono.

Conosce l’odore fetido di cumuli di spazzatura per le vie del centro, mentre gli ultimi e timidi bagliori di vetrine illuminano sinistramente quel che rimane di un Paradiso perduto.

Ma conosce, soprattutto, il dramma di una fabbrica che, dopo aver seminato morte, adessso toglie anche il lavoro

#IrmaSaracino

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