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Romeo e Giulietta, dal teatro alla vita

Romeo e Giulietta

In “Romeo e Giulietta” Shakespeare crea i presupposti per la teoria psicanalitica di Sigmund Freud

Una storia d’amore eterna, quella di Romeo e Giulietta, il capolavoro giovanile di Shakespeare. Una tragedia di altri tempi che si svolge nella Verona trecentesca e che vede i due protagonisti vittime di una faida familiare.

Romeo e Giulietta
Francesco Hayez, Public domain, via Wikimedia Commons

L’autore, però, nell’analizzare la psicologia dei suoi personaggi, apre le porte ad un’analisi più approfondita, che sarà uno dei cardini dell’indagine psicanalitica di Freud.

La Londra del ‘500

La Londra di fine Cinquecento era una metropoli dove tutto ciò che avveniva nel mondo, e ciò che gran parte del mondo ignorava, trovava un’eco immediata.

La città pullulava di uomini di ogni ceto sociale. Marinai, soldati, artisti, artigiani, commercianti provenienti dalle colonie, borghesi, gentiluomini, mendicanti e truffatori.

William Shakespeare sapeva ascoltare queste persone e sapeva far proprie le loro straordinarie esperienze per restituirle poi alle vicende e alle parole dei suoi personaggi.

Nei suoi drammi ha sempre saputo dare infatti ai personaggi vita a personalità ben delineate e chiare nel loro agire che, ancora oggi, sanno parlare alla nostra sensibilità.

Il grande drammaturgo ha creato dei personaggi che, oltre ad essere delle grandiose figure drammatiche, vanno al di là del loro valore teatrale per assumere un valore archetipico.

Nuovi miti

Ha realizzato nuovi miti che ben si affiancano ai classici miti greci prodotti nella giovinezza dell’umanità. Ma è nel “Romeo e Giulietta” che la sua penna raggiunge i più alti livelli di approfondimento psicologico, tanto da indurre Sigmund Freud (1856-1939) a farne di essa ispirazione per i suoi studi sulla psicanalisi.

L’analisi di Freud

Freud, che era un grande estimatore della letteratura eccelsa, in diversi suoi trattati ha approfondito e analizzato i personaggi dei drammi di grandi scrittori come Shakespeare, Ibsen e Dostoevskij.

Sigmund Freud

Riteneva che lo scopo del dramma fosse di suscitare “pietà e terrore” e di provocare una “purificazione degli affetti”.

Lo spettatore vive troppo poco intensamente, si sente misero, al quale nulla di grande può accadere, da tempo ha dovuto soffocare, o meglio rivolgere altrove, la sua ambizione di porre sé stesso al centro della macchina mondiale. Vuole sentire, agire, plasmare tutto a sua volontà: in breve essere un eroe; e gli autori e attori teatrali glielo consentono, permettendogli di identificarsi con un eroe”.

Romeo e Giulietta

“Romeo e Giulietta”, grande storia d’amore, ha radici antichissime nella storia della letteratura, dal II secolo a.C. con “Le storie di Anzia e Abrocome” di Senofonte Efesio, fino al “Decamerone” di Giovanni Boccaccio, passando per le “Metamorfosi” di Ovidio.

Ritroviamo vicende simili che, forse, possono essere state fonte di ispirazione per Shakespeare. Il grande drammaturgo inglese infatti costruisce questa tragedia utilizzando temi dominanti e ricorrenti, già presenti nella letteratura. L’amore ostacolato, la separazione, il matrimonio imposto e quello segreto, la morte apparente, il destino, il suicidio per amore, la sepoltura congiunta come ultimo atto di un amore riscattato.

Vita e morte

La vicenda ha luogo in una bella Verona, lacerata dai conflitti tra le due potenti famiglie, i Capuleti e i Montecchi, e l’amore dei due protagonisti costituisce l’asse portante.

La guerra si oppone alla pace, l’odio all’amore, la morte alla vita. Nel “Romeo e Giulietta”, l’elemento che caratterizza la tragedia, che Shakespeare sottolinea sin dalle prime scene, è il “rapporto tra vita e morte”, un binomio indissolubile che guida le scelte e i comportamenti dei personaggi.

Romeo e Giulietta
Original painting by J. Northcode, R.A., engraved by P. Simon, Public domain, via Wikimedia Commons

Questo tema, caro non solo alla letteratura ma anche alla filosofia, è stato oggetto di interesse da parte del grande psichiatra austriaco che, nel suo trattato Aldilà del principio del piacere”, analizza, riallacciandosi ai miti greci di Eros e Thànatos, le pulsioni che regolano il comportamento dell’individuo.

Eros, il dio alato, che, scoccando le sue frecce, fa innamorare, è l’impulso all’amore, quindi al piacere, alla bellezza e alla vita. Thànatos, dio alato armato di spada, arrogante e impulsivo, è l’impulso al dolore, alla sofferenza, all’autodistruzione, quindi alla morte.

Secondo Freud, il comportamento umano è conseguenza di un continuo equilibrio fra i due tipi di pulsioni. Quando, per differenti stati patologici, si viene a creare uno squilibrio e il prevalere di una pulsione sull’altra, si arriva inevitabilmente alla tragedia.

Le pulsioni libidiche e quelle distruttive, pur essendo avverse, sono reciprocamente indispensabili, sono la forza psichica interna che costituisce la vera essenza dell’apparato psichico dell’individuo.

Eros e Thànatos

Secondo Freud Eros e Thànatos sono strettamente legati alle tre istanze della psiche umana l’Io, il Super-Io e l’Es.

L’Io è la parte cosciente e razionale, il Super-Io la parte giudicante che applica le regole e i divieti di comportamento, l’Es la parte impulsiva non condizionata da regole.

Quando Romeo e Giulietta si incontrano, l’Es di ciascuno è attratto dall’altro e spinge l’Io a prendere coscienza e consapevolezza di questa attrazione che sfocia in innamoramento. Il Super-Io di ciascuno acconsente al corteggiamento, rendendo i desideri dell’Es compatibili con le regole della società del tempo.

L’impulso alla vita, Eros, domina sull’impulso alla morte, Thànatos. Ma quando gli amanti scoprono di appartenere a famiglie rivali il Super-Io vorrebbe intervenire imponendo le regole familiari legate al conflitto ma l’Es è troppo forte. Le sue pulsioni devono essere soddisfatte indipendentemente dalle conseguenze, l’Es prevale sulle altre due istanze.

Gli innamorati vorrebbero essere altrove, entrambi sentono la necessità di fuggire, ognuno aspira a ciò che ha l’altro. La tragedia è inevitabilee i due protagonisti diventano vittime inconsapevoli di Eros.

Si crea così uno squilibrio tra pulsione alla vita e pulsione alla morte. E anche il linguaggio di Shakespeare cambia, da ricercate metafore e artifici retorici tipici dell’amor cortese di stile petrarchesco, passa a un linguaggio terreno, di passione autenticamente vissuta, di amore totalizzante e acceso di desiderio.

Thànatos

Thànatos comincia a prevalere. Romeo uccide in duello Tebaldo, Giulietta medita il suicidio nel momento che la balia le racconta gli eventi tragici.

Ma la vera vittoria di Thànatos su Eros si ha nel finale quando Romeo, dopo aver ucciso Paride, si ammazza e Giulietta, di fronte al corpo morto dell’amato, si uccide a sua volta.

Gli amanti, prestando ancora una volta fede a Eros, abbracciano Thànatos. La morte conferisce all’amore, che si è acceso e ha brillato con la rapidità e il fulgore di un lampo, quella tragicità che ci commuove e ci turba.

La vicenda dei due innamorati “eroici”, con la loro morte speculare, diventa metafora politica e sociale. Le famiglie dominanti distruggono il destino dei due amanti.

Amanti, eroi

Romeo e Giulietta vanno controcorrente. Tutte le loro azioni, benché dettate dall’amore, provocano il disordine.

Gli incontri notturni, il matrimonio segreto, l’assassinio di Tebaldo e il sotterfugio del finto veleno, appaiono tutte cospirazioni contro l’ordine costituito.

I due amanti, non senza compromessi, rifiutano il modo di vivere imposto loro dai rispettivi ambienti sociali, coscienze incomunicabili per le quali questo amore è uno scandalo. La tragedia sta nello spegnersi di tanta bellezza.

È l’effettivo dominio del potere su una delle libertà fondamentali dell’individuo, quella di amare.

#BrunoMatacchieri

Di Bruno Matacchieri

medico psichiatra, scrittore, esperto di opera lirica