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Matteotti, quel 30 maggio di 100 anni fa

Matteotti

In quel 30 maggio del 1924 Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, pronunciò il suo ultimo discorso alla Camera

Il 30 maggio di 100 anni fa il segretario del Partito Socialista Unitario italiano, l’onorevole Giacomo Matteotti, prese la parola per pronunciare alla Camera il suo ultimo discorso. Un discorso animato da quella vis politica che porta l’uomo a scrivere la storia.

Matteotti
L’onorevole Giacomo Matteotti

Con coraggio, infatti, e grande onestà, Matteotti denuncò apertamente le violenze, gli abusi e le illegalità commesse dai fascisti per uscire vittoriosi dalle elezioni del 6 aprile dello stesso, fatidico, anno.

Dopo solo 11 giorni, Giacomo Matteotti fu rapito e poi ucciso da cinque fascisti.

Il clima delle consultazioni elettorali del 6 aprile 1924

Impossibile negare la Storia, impossibile negare l’oggettività dei fatti! E, alla luce di ciò, risulta evidente come le pagine, scritte spesso col sangue, di quel periodo storico italiano siano ancora impresse in quanti ancora riescono ad avere un approccio intellettuale onesto e libero alla storia stessa.

Il clima che caratterizzò le elezioni del 6 aprile del 1924 fu estremamente intimidatorio e molteplici furono le violenze compiute dai sostenitori del Partito Nazionale Fascista.

Antonio Piccinini, candidato del partito socialista, fu ucciso, mentre altri candidati di sinistra furono feriti. Furono impediti i comizi elettorali, bruciati i manifesti, come pure i giornali. E persino le stamperie furono attaccate.

Ma i brogli si espressero anche all’interno dei seggi, specie nell’Italia del Sud. Mancò la libertà e spudoratamente, palesemente esponenti fascisti, presenti nei seggi e addirittura all’interno delle cabine elettorali, impedirono la libera espressione di voto.

Anche i prefetti furono coinvolti in questo assudo gioco politico. Ebbero infatti l’ordine di contrastare l’astensionismo, convogliando i voti al governo.

Inoltre i partiti minori scomparvero, assorbiti da un’unica lista. Quella di Mussolini. Non sappiamo se. anche allora, vi sia stata collusione con la mafia, ma abbiamo notizie sicure sulla corruzione di molti.

Mussolini aveva vinto e, con lui, 356 suoi candidati furono eletti. Inutili furono le proteste di molti candidati delle liste minori che chiesero un rinvio della convalida delle elezioni da parte della Giunta. Tra essi, Arturo Labriola, Giacomo Matteotti e Enrico Presulli.

Il regime aveva inizio.

Dal discorso di Matteotti

Riportiamo le parole memorabili della parte conclusiva del discorso di Giacomo Matteotti:

«Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione.

Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo.

Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni»

Poi, sedendosi, disse ai suoi compagni di partito:” Io il mio discorso l’ho fatto. Voi preparate il discorso funebre per me”

La folla segue il feretro di Matteotti

Dopo appena 11 giorni, il 10 giugno del 1924, poco dopo le 16,00, l’onorevole Matteotti, uscito a piedi da casa, fu caricato a forza su un automobile da cinque individui, poi identificati. All’interno dell’auto vi fu una collutazione, ma ovviamente il deputato ebbe la peggio. Il coltello fu l’arma che pose fine alla sua vita.

Il corpo, sepolto, nella vicina macchia di Quartarella, in località Riano, fu rinvenuto solo il 16 agosto di quello stesso tragico anno.

I suoi funerali si svolsero tra una folla commossa e sconvolta.

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