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1924, il Fascismo nega la libertà di stampa

1924Lettera spedita da un Soldato Italiano, alla propria fidanzata,27.09.1941, verificata per la censura

Nei primi giorni del luglio 1924, Mussolini, dopo una seduta notturna del Parlamento, fece approvare un provvedinmento che dava ai prefetti la facoltà di attuare la censura verso i giornali italiani.

Rifacendosi a un decreto dell’Editto Albertino sulla stampa ( legge 695), Benito Mussolini, in quel 1924 così denso di avvenimenti, pose fine alla libertà di informazione.

1924
Il triste annuncio

Un intervento repressivo e autoritario, già espressosi in maniera sporadica nel 1923, che si concretizzò nel 1924 per poi assumere la sua effettiva dimensione a partire dal 1925.

Fu infatti in questo anno che il Fascismo rivelò il suo vero volto. Quello di un regime dittatoriale. Un regime che soppresse ogni forma di libertà d’espressione, ma anche pronto a esercitare un rigido controllo sule vite stesse dei cittadini.

Un bavaglio necessario per il regime

«Quando mancasse il consenso, c’è la forza. Per tutti i provvedimenti, anche i più duri, che il governo prenderà, metteremo i cittadini davanti a questo dilemma: o accettarli per alto spirito di patriottismo, o subirli.» (Benito Mussolini, 7 marzo 1923)

Con queste parole il Duce manifestò il suo preciso intento. Quello di reprimere ogni libero confronto. Né avrebbe tollerato la diffusione d’idee avverse al suo progetto politico.

Un atteggiamento duro e altamente repressivo, dettato dalla paura che i mezzi d’informazione potessero scalfire la stabilità del suo regime. E fu proprio nei loro confronti che l’azione del suo governo fu indirizzata ad un duplice obiettivo. Prima di tutto ridurre al silenzio le voci contrastanti dell’opposizione, secondariamente propagandare ed imporre gli ideali del fascismo.

L’azione repressiva fu immediata e le sedi di molti giornali furono chiuse. Dall’Avanti ( editoriale del Partito socialista) al Mondo di Roma, giornale indipendente, e via via, sino all’Ora di Palermo, la longa mano della cemsura fascista penalizzò la libertà d’informazione. Ma non solo.

La censura

Il controllo, esercitato con un rigore terribile, si estese anche all’editoria, al teatro e, persino, alla corrispondenza privata.

Era la fine di ogni libertà e l’Italia precipitò nel baratro di falsi miti e di propagande fortemente manipolatorie. Si palesarono dunque gli obiettivi di questo clima censorio.

1924
Foto vietata che ritrae, in una parata  Benito Mussolini, la figlia Edda Ciano e altri gerarchi bagnati da un’innaffiatrice.

Innanzitutto era d’obbligo salvaguardare l’immagine pubblica del regime e, a tal fine, veniva cancellato ogni contenuto che potesse indurre all’opposizione, o anche solo al sospetto o a dubbi sulla necessità del fascismo. In tal modo ci si garantiva il consenso dell’opinione pubblica.

Inoltre il regime esercitava un controllo spietato anche sulla vita privata dei cittadini, ritenuti sospetti, che entravano così in un sistema di schedatura degno dei peggiori sistemi repressivi.

La manipolazione della cultura

Era il regime a dettare i modelli da seguire, facendo leva su una presunta ideologia, fortemente maschilista e falsamente etica. Tutto, pur di esaltare l’ideale di una nazione forte, governata da uomini forti. Tutto, pur di instillare un ideale patriottico che avrebbe portato migliaia di giovani a morire in una guerra assurda.

Ed anche la maternità fu vissuta dalle donne quasi come un servizio per la patria.

Negato quindi ogni individualismo, considerato dal regime lesivo per la supremazia dello Stato. Centro supremo, faro di una quotidianità spesso e per tanti difficile.

#IrmaSaracino

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