• Lun. Apr 22nd, 2024

Ludwig, anatomia di una morte

Ludwig

Personalità eccentrica ed inquieta, Ludwig ruppe tutte le regole di corte e si attirò su di sé il disappunto di una società rigorosa e austera.

Il padre, Massimiliano I, era un sovrano piuttosto estraneo ai problemi della politica, tutto preso dai suoi interessi scientifici. Ai suoi due figli, Ludwig, il primogenito, e Ottone, fece impartire un’ educazione assai rigida, senza però prepararli ai compiti politici che li avrebbero attesi nel futuro.

L’ educazione fu affidata a dei precettori che non sempre si rivelarono adatti, essendo Ludwig dotato di uno spirito estremamente vivace.

Trascorse la sua infanzia e adolescenza in compagnia quasi esclusiva della madre, la principessa Maria di Prussia, limitando i suoi contatti alla sola servitù e al personale del castello.

La solitudine

Vagava spesso da solo per i boschi e le valli nel circondario, con un cuore di frequente riboccante di sentimenti. Amava l’arte e la cultura, prediligeva il patos delle liriche e dei drammi di Schiller. Gli affreschi fantastici del castello di Hohenschwangau, che rappresentavano il mondo favoloso della saga germanica, lo affascinavano.

Si costruì un mondo tutto per sé, lontano dalla realtà e riflettente il suo io. Si era estraniato dal mondo profano, rifugiandosi in un paradiso spirituale, in cui tutto era nobile e #bello.

L’amore per i monti e per i semplici, fedeli e schietti abitanti di quelle contrade, perdurò in lui tutta la #vita.

I suoi conflitti e le sue pulsioni

La sua #vita affettiva e sessuale fu presto caratterizzata da attrazioni e pulsioni omosessuali. Dai suoi diari, molti persi durante la Seconda Guerra Mondiale, e da alcune sue lettere si evince però che il re fosse combattuto tra la sua tendenza omosessuale e i suoi convincimenti cattolici.

Questa sua personalità si accentuò col passare degli anni e quando, ormai re, si trovò ad affrontare le responsabilità di governo, incontrò subito l’ostilità del mondo politico che lo circondava.

Ludwig si isolò sempre più dalla vita sociale e di corte. Sempre più di frequente soggiornava tra le sue amate montagne lontano dagli intrighi e litigi di corte.

Le sue parole, i suoi pensieri

Dalle sue parole, in una lettera che scrisse a Wagner, si evince il suo sentimento nei confronti del mondo che lo circondava.

Ah! Come questo mondo è meschino! Quanto miseri, quanto volgari sono tanti uomini. Il loro sguardo non si spinge oltre l’angusta cerchia della piatta vita quotidiana. Ah, se io avessi questo mondo alle mie spalle!”.

Presto si divulgarono le prime voci e leggende circa la follia del monarca. Da “Re delle Fiabe”, come lo definiva il popolo, si passò al “Re Matto”.

La cospirazione, il declino

Un gruppo di politici, con a capo il Presidente dei Ministri, pensò di far dichiarare il re malato di mente. Una commissione di quattro psichiatri, nominata dal Governo, rilasciò infatti una perizia in cui si dichiarava il re affetto da uno stato di turbamento psichico avanzato. Il re soffre di una forma di alienazione designata con il nome di paranoia (demenza)”.

La diagnosi imprecisa, lacunosa e contradittoria trova molta critica negli psichiatri di oggi. Nessuno dei quattro psichiatri della commissione aveva visitato il paziente. E, obiettivamente, qui dobbiamo chiederci quale medico, consapevole della propria responsabilità, avrebbe mai espresso un tale giudizio distruttore, senza aver prima, di persona, visitato ed osservato il paziente.

Il 10 giugno 1886 Ludwig venne ufficialmente dichiarato pazzo dal governo ed incapace di esercitare i suoi doveri governativi.

La diagnosi di “follia”, d’altra parte, era supportata dal fatto che egli si disinteressasse totalmente del governo e che le casse della casa reale fossero state da lui totalmente prosciugate per la costruzione dei suoi stravaganti castelli.

L’analisi

Ludwig non era pazzo, ma vittima di un intrigo. Se proprio gli si voglia attribuire una patologia psichiatrica non si può andare oltre la diagnosi di “Omosessualità egodistonica”. Una patologia ansiosa, con eventuale umore depresso, determinato dalla difficoltà di conciliare una propria tendenza sessuale con i tempi, il credo religioso e il proprio ruolo sociale.

La mattina del 12 giugno dello stesso anno Ludwig fu arrestato e trasferito dal Castello di Neuschwanstein al Castello di Berg sul lago di Starnberg dove fu imprigionato.

La mattina del giorno successivo, Ludwig espresse il desiderio di una passeggiata. Il dr. Von Gudden, uno dei quattro psichiatri della fatale perizia, lo accompagnò per i sentieri lungo il lago. Cosa insolita senza scorta e senza infermieri.

I due, alle 20, non avevano ancora fatto ritorno. I loro corpi senza vita furono trovati nelle acque del lago a notte inoltrata.

La versione ufficiale fu quella di suicidio mediante annegamento, anche se all’autopsia non fu riscontrata acqua nei polmoni.

Le ipotesi più o meno fantastiche sulla sua #morte sono molteplici. Nulla però di certo è stato mai stabilito, il mistero rimane.

Ludwig II di Baviera viene ancor oggi venerato da molti sia come “re delle fiabe”, sia come uomo che volle e cercò il #bello e il buono. E, come luminosa era cominciata la sua #vita, così oscura essa ebbe termine.

Un enigma per le generazioni future. 

#BrunoMatacchieri    

Di Bruno Matacchieri

medico psichiatra, scrittore, esperto di opera lirica