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Auschwitz, immagini e storie dall’inferno

Il ricordo e l’esperienza di Auschwitz impresso nel cuore

Ricordando Auschwitz. Davanti a quel cancello grigio e spoglio, che spicca nitido nel candore della neve, avvertivo una sorta di smarrimento.

Auschwitz
Il cancello dell’inferno-Photo by Julia Sakelli on Pexels.com

Quasi paura. Paura di toccare con mano una realtà che travalica l’immaginario o la percezione stessa della Storia. Una Storia che, pur nel silenzio, mi parlava, mi bisbigliava nomi, persone. Un’umanità perduta nel #dolore

C’era un’aura sinistra che incombeva, consolidata dal gelo intorno, da quel silenzio che quindi sapeva parlare solo di #morte.

E lo stridio dei cardini  era la voce stessa dell’inferno. Fatta di rumori gracchianti, di spari smorzati dal nulla di vite spezzate, da immagini che affollavano la mia mente, di storie smarrite, come i ricordi.

Il percorso

Il percorso , una volta entrata, fu ancora più agghiacciante. Spazi divisi perfettamente da costruzioni prive di colore, plumbee come le coscienze.

E, poi… l’ingresso nella #morte, quella più crudele. Quella costruita da una perfida e lucida logica criminale. I #forni crematori!

Auschwitz
I forni crematori-

“Oven in Auschwiitz byTimoluege is licensed under CC BY-NC 2.0

Tutti perfettamente uguali, squadrati e spaventosamente veri, retaggio di un passato che è ormai Storia.

Non c’era spazio neppure per le lacrime di fronte a tanta lucida follia, ero attonita, annichilita nello stupore.

Le camere a gas

Il percorso continuò nelle camere della doccia, quella letale. Le camere del gas, mentre la voce della guida si perdeva negli anfratti della mia mente.

Avvertivo un ronzio alle orecchie e un conato di disgusto mi costrinse ad uscire. Cercavo aria, ma non c’è aria pulita ad Auschwitz. Solo gelo. Irrespirabile, sordo.

Nel cammino sulle orme della Storia , entrammo poi in una stanza tappezzata di foto. Donne, uomini, bimbi. Migliaia di foto, migliaia di storie smarritesi nella barbarie illogica dell’inferno. Quindi fu la volta dei capelli, ammucchiati in una crudele collina del dolore.

E, così, di seguito, giocattoli e scarpe, buttati lì a testimoniare la freddezza di una realtà impossibile da dimenticare.

Il ritorno dal buio

Ore di visita. Ore di #dolore, lacerante, capace di implodere dentro, fino a lacerare l’ultimo brandello della mia capacità di credere. Credere in un Dio troppo indifferente, ma soprattutto nell’uomo, capace delle più grandi crudeltà, quando la bestia che è in lui prevale sulla sua ragione.

Mi chiedevo se ci fosse un perché, ma non lo trovai. E, quando lasciammo Auschwitz finalmente sentii delle lacrime bagnare il mio viso.

#IrmaSaracino

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