• Lun. Feb 26th, 2024

Sgarbi, tra accuse, querele e dimissioni

Sgarbi

Non si arresta la bufera che sta investendo il nostro, tuttora, sottosegretario alla cultura Vittorio Sgarbi

Tra #dimissioni annunciate, sofferte e ancora da scrivere, tra accuse violente, indagini e querele il nostro fiore all’occhiello della #cultura, Vittorio Sgarbi, continua ad essere al centro dell’attenzione.

E, con video caratterizzati dai suoi usuali toni, nonché con interviste televisive a dir poco animate, tuona contro i responsabili di queste inchieste giornalistiche infamanti. Una vera e propria bufera i cui venti gelidi soffiano tumultuosamente, scuotendo tutti.

Sgarbi
Immagine tratta dalla trasmissione Piazza Pulita

Ma che polverone!

Potremmo iniziare il nosro racconto con l’usuale ‘Tutto ebbe inizio‘ ma non sarebbe adeguato all’alternarsi continuo, quasi estenuante, di dichiarazioni, talvolta contraddittorie, dell’amato Vittorio nazionale, ma anche alle continue trasmissioni ed inchieste che stanno abbattendosi come uno tzunami sul celebre critico d’arte. Indubbiamente nulla nasce dal nulla e quella verità ‘ che é celata ai più’ é oggi, specie dopo le inchieste di Report e del Fatto Quotidiano, l’obiettivo principale degli inquirenti.

Galeotto fu il dipinto

Ma, comunque, un principio vi fu e, come nelle fiabe, ebbe inizio nel 2013 in un castello. Una nicchia di arte e di storia nella campagna di Buriasco, in provincia di Torino.

Un castello che pianse, unitamente alla sua proprietaria, il furto di un #dipinto di grande valore del senese Rutilio Manetti. Un pittore caravaggesco distintosi nel’600.

Il tema del #dipinto? L’arresto di San Pietro.

Sgarbi
Il dipinto galeotto

Un furto avvenuto probabilmente su commissione, visto il valore dell’opera, e trafugato in maniera poco ortodossa. I ladri infatti, nel tagliarlo malamente, lasciarono un lembo di tela nella cornice.

Scattarono le indagini, ma del dipinto non si seppe più nulla.

Poi, come per magia, in una mostra del 2021, il #dipinto ricomparve. Proprietario, Vittorio Sgarbi. Fin qui tutto passò inosservato. Sia per la popolarità del proprietario che per l’ignoranza ( come spesso sbandierato dal nostro Vittorio) dei più in ambito artistico.

Poi giunse Report e giunse anche il Fatto a rispolverare nel 2024 questa spinosa questione. E fu bufera.

Da quel momento per Sgarbi non vi fu pace ed iniziarono le minacce di querela, le difese, le accuse e le ingiurie.

Storia di dimissioni annunciate e ancora da scrivere

Scomodo, irascibile, spesso fin troppo colorito dal punto di vista verbale, Sgarbi ha costruito il suo personaggio, nei lontani anni ’80, oltre che sulla sua indiscutibile cultura anche sulla sua verbalità trasgressiva, comparendo in tv come opinionista. E, da allora, ne ha fatta di strada!

Dopo un percorso lavorativo, costellato da successi e polemiche, specie in Parlamento, oggi oltre ad essere sindaco di Arpino, prosindaco di Urbino e assessore alla bellezza in quel di Viterbo, riveste anche la prestigiosa carica di sottosegretario alla cultura del nostro Bel Paese.

Un ruolo, contestatogli attualmente dai suoi detrattori e dall’opposizione, che coreograficamente ha annunciato di voler lasciare. E’ di pochi giorni fa infatti il suo annuncio pubblico di voler dimettersi.

Il giorno dell’annuncio

Ma, probabilmente pervaso dal sacro senso del dovere, ha affermato, nel corso della trasmissione televisiva ‘Zona Bianca‘ di non aver ancora consegnato le sue dimissioni che dovranno essere valutate esclusivamente dalla nostra leader, Giorgia Meloni.

Ha dichiarato inoltre di dover ultimare questa lettera sofferta e laboriosa, inveendo contro il ministro San Giuliano, reo di aver inoltrato, senza comunicarglielo, due lettere anonime all’Antitrust. Un’azione ‘indegna’ di una persona che rispetti gli usuali rapporti civili.

Inoltre ha lamentato la violazione del suo studio, dal quale ( a suo dire) sarebbero stati trafugati due dati raccolti da un suo account.

Insomma una vera e propria ondata di accuse e di indagini sta investendo questo rappresentante di spicco del panorama culturale italiano.

Resta solo da vedere l’epilogo

#IrmaSaracino