Dopo 2500 anni, Antigone e Alcesti rappresentano ancora oggi due modelli intramontabili di personalità femminile
Protagoniste di due tra le più famose tragedie greche, Antigone e Alcesti, con le loro sfaccettate personalità, si proiettano prepotentemente nel mondo di oggi.
La tragedia greca
La tragedia greca è oggi considerata l’antenata della psicanalisi ed è costante faro e guida di ogni psicoterapeuta.
I grandi tragediografi greci infatti hanno saputo, con i loro personaggi, esplorare la profondità della psiche umana e conflitti universali come l’odio e l’amore. Le trame tragiche, con l’analisi dell’inconscio dei personaggi, hanno evidenziato desideri nascosti, colpe ancestrali e dinamiche psichiche che sono alla base del comportamento umano.
Il mito antico costituisce, come è noto, uno strumento del nostro immaginario per rappresentare o riflettere sul presente. E i miti greci, raccontati nelle tragedie, hanno ispirato psicanalisti dello spessore di Freud e Jung, che hanno elaborato questi miti per spiegare complessi psichici che rappresentano dimensioni psicologiche in lotta.
Mito e psicanalisi
Sono nati così il “Complesso di Edipo” e la “Sindrome di Medea”, solo per citare i più conosciuti. Il meccanismo della catarsi nell’esperienza tragica trova un parallelo con il processo terapeutico psicoanalitico, che mira a sciogliere nodi emotivi e a liberare l’individuo da sofferenze inconsce.
La tragedia greca e la psicanalisi, pur in epoche e con linguaggi diversi, condividono l’obiettivo di indagare l’oscurità della psiche umana, mettendo in luce ciò che si nasconde dietro le apparenze e affrontando le questioni fondamentali dell’esistenza.

Le donne nella Grecia del V secolo
La donna greca del V secolo a. C. era stata educata all’inferiorità rispetto all’uomo. La sua sottomissione era una abitudine e soprattutto una attitudine. La rinuncia e la privazione erano regole quotidiane che la società imponeva per rendere la donna sovente capo espiatorio.
La tragedia ci proietta questo mondo, dove le protagoniste sono descritte come donne al limite, depresse ed esasperate, spesso di fronte ad una scelta estrema.
Il loro sacrificio diventa quindi non solo via di fuga, ma anche riscatto. Il sacrificio dà gloria ed onore alla vita e la morte gloriosa risolleva la donna da una condizione di sottomissione.
La donna greca deve sempre mantenere un rigore e un onore, anche negli ultimi respiri della sua vita, come la società del suo tempo le impone.
Antigone e Alcesti
I due miti, Antigone e Alcesti, rappresentano due tipi di personalità che caratterizzano la donna, inquadrata nel suo contesto storico della Antica Grecia. Esse si riflettono con la loro integrità nel contesto storico attuale.
Il parallelismo tra queste due eroine è tema centrale nella tragedia greca, perché evidenzia due figure femminili disposte al sacrifico estremo, sospese tra la vita e la morte. Incarnano una forma di amore e lealtà che superano le convenzioni sociali e la paura della morte. Alcesti si sacrifica per amore coniugale, considerato come sentimento supremo. Il suo è un atto di devozione verso la famiglia acquisita.
Antigone si sacrifica per amore fraterno, per obbedire ad una legge morale (seppellire il fratello), contro la Legge di Stato. Il suo è un atto di devozione verso la famiglia di origine. Alcesti agisce nel silenzio, si sacrifica senza contestare. Antigone rivendica pubblicamente la sua azione con parole forti e determinate.
Alcesti accetta un ruolo sacrificale tradizionale, sacrificandosi per il marito. Ma con questo sacrificio soverchia l’ordine coniugale rendendo il suo uomo debole e dipendente da lei. Sfida il potere con coraggio passivo e “femminile”.
Antigone contesta la legge di stato, ma soprattutto la legge dell’uomo in quanto maschio. Sfida il potere con coraggio attivo e “virile”.
Alcesti, da donna che realizza il sogno archetipico di dare la vita per il proprio compagno, si trasforma in eroina che demolisce gli stereotipi. Si impone, assume il comando, costringe il marito Admeto a giurare e a sottomettersi. Si sacrifica come un eroe di guerra, come un uomo, con dignità cavalleresca.
Antigone è monolitica, immutevole, non conosce compromessi, fedele a sé stessa. La sua linea di condotta è coerente, non accetta i consigli di prudenza della sorella Ismene che le ricorda: “Siamo nate donne e contro gli uomini non possiamo combattere; siamo dominate da chi è più forte”.
Alcesti e Antigone agiscono in un “campo di battaglia”, una sorta di lotta femminile contro l’ordine costituito del maschio. Entrambe rappresentano la forza del femminile di fronte alla morte.
Due personalità a confronto
Due personalità forti ma con sfaccettature diverse che sono ancora oggi emblema immortale di dove la determinazione femminile possa arrivare.
Antigone e Alcesti rappresentano due modelli di personalità femminile opposti ma complementari. Il mito Antigone oggi diventa simbolo di tutte le donne che lottano contro le ingiustizie e le discriminazioni, contro il potere dispotico, per la difesa dei diritti umani.
Il mito Alcesti viene visto oggi come modello di forza contro gli stereotipi misogini. Il suo sacrificio è metafora di ribellione a quella dedizione, invisibile quanto ostinata, della donna che diventa vittima di violenza maschile.
Ed ecco che la tragedia si configura oggi come terreno fecondo e ricco di stimoli. I suoi racconti appaiono reali, ci riconosciamo nei miti e siamo in grado di guardare nel nostro intrapsichico, liberandoci di quei complessi e frustrazioni che tanto minano la salute mentale.
L’essere umano, attraverso la tragedia, si riappropria delle sue passioni contrastanti e comprende che gioia e dolore, presenti nella sua vita, sono entrambi necessari e testimoniano la natura tragica della vita.
Bruno Matacchieri
