A Caprera Garibaldi lascia l’ultima traccia della sua gloria, tra l’emozione di un luogo vissuto e le contraddizioni di un uomo che ha fatto la storia d’Italia
L’Isola
Nell’ attraversare lo scenografico Ponte della Moneta, che collega l’Isola della Maddalena a Caprera, sembra di camminare in mezzo al mare.
Lo spettacolo è suggestivo e lo diventa ancora di più quando, attraversato lo stretto, lo sguardo dal mare passa alla vegetazione che costituisce il panorama dell’isola tanto cara a Garibaldi. Un’isola quasi del tutto disabitata, dalla natura brulla, aspra, granitica, dove in quantità, uccelli rari trovano rifugio.
Sull’isola è immediato il desiderio di seguire le tracce dell’Eroe dei Due Mondi, si cerca di capire il perché questo luogo, così riservato e lontano dai fasti politici e militari, sia stato da lui scelto come rifugio.
Visitare la casa di Giuseppe Garibaldi a Caprera, ribattezzata la “Casa Bianca”, è un’esperienza capace di suscitare emozione ed entusiasmo.

La Casa Bianca
La semplicità della casa si integra perfettamente con il paesaggio e l’atmosfera del luogo, e visitarla fa sentire un po’ più vicini a una storia ormai così lontana.
Entrare in quegli ambienti semplici, osservare gli oggetti della sua vita quotidiana e immaginare la sua presenza tra quelle mura, significa avvicinarsi all’uomo, oltre che all’eroe, a un personaggio che appartiene alla nostra storia, ma che non smette di interrogare la nostra coscienza.
La personalità
Garibaldi è stato un uomo straordinario, animato da ideali di libertà e indipendenza, protagonista di imprese che hanno contribuito all’unificazione dell’Italia. Eppure, la sua personalità non può essere racchiusa soltanto nell’immagine celebrativa dell’Eroe dei Due Mondi.
Le sue scelte, le sue iniziative militari e il suo carattere impetuoso raccontano anche un uomo controverso. Talvolta incapace di accettare i limiti imposti dalla politica e dalle circostanze. Un uomo dalla personalità forte e discussa, capace di imprese straordinarie, ma anche protagonista di scelte e avventure militari che ancora oggi suscitano dibattiti.
La scelta di Caprera risale al 1856, quando Garibaldi acquistò una parte dell’isola e cominciò a costruirvi la propria casa.
Qui, in un paesaggio aspro e suggestivo, lontano dai centri del potere, si dedicò alla terra, alla famiglia e a una vita apparentemente più tranquilla. Il maestoso pino che si trova al centro del giardino fu infatti piantato proprio da lui.
L’isola rappresentava per lui un rifugio, un luogo di pace e libertà, dove ritrovare se stesso dopo le battaglie che avevano segnato l’Unità d’Italia.
L’arresto
Ma quel ritiro non significava affatto rinuncia ai suoi ideali. La questione di Roma, ancora sotto il governo del papa, continuava a rappresentare per lui una battaglia incompiuta. E proprio questa sua irrequietezza lo avrebbe riportato al centro della scena.
Nel 1867, deciso a tentare nuovamente la conquista di Roma, Garibaldi entrò in contrasto con il Governo Italiano, che doveva rispettare gli accordi internazionali e impedire un attacco allo Stato Pontificio. Arrestato nel settembre di quell’anno e ricondotto a Caprera sotto sorveglianza, avrebbe dovuto rimanere sull’isola, lontano dai suoi volontari e dai suoi progetti.
La Fuga
Ma Garibaldi non era uomo da rassegnarsi facilmente. Il 20 ottobre 1867, di notte, nel buio più assoluto, poco prima del sorgere della luna, riuscì a sfuggire al blocco navale che lo teneva in esilio sulla sua isola.
Attraversò il Canale della Moneta su una minuscola barca a remi. Sdraiato sul fondo, aiutato dal vento, riescì a raggiungere la riva della Maddalena prima che la luna piena lo rendesse visibile alle sentinelle delle navi piemontesi.
Indebolito dagli anni e dai malanni, la sua agilità era poca, tra scogli e cespugli solo a fatica riuscì a nascondere la piccola imbarcazione sulla riva dell’isola. Raggiunse la casa dell’amica inglese Collins.
Il giorno dopo con la barba tinta, travestito da pescatore, raggiunse la Sardegna, dove l’aspettava una barca da pesca proveniente da Livorno. Dopo tre giorni, fu a Firenze e a Benedetto Cairoli dirà: «di tante imprese rischiate che ho tentato in vita mia, la più ardua e la più bella e di cui sentirò un certo vanto finché campi, è codesta mia fuga da Caprera».
Era stata una fuga audace, quasi la dimostrazione che, per lui, l’isola poteva essere rifugio, ma non prigione.
La sua impresa, tuttavia, si concluse tragicamente sul piano militare. Garibaldi e i suoi garibaldini furono sconfitti a Mentana dalle truppe pontificie affiancate dai francesi. Nuovamente arrestato, fu ricondotto a Caprera, dove rimase sotto stretta sorveglianza.

Riflessioni
Ripensando a queste vicende si prova una sensazione particolare. Da una parte, l’ammirazione per la forza di volontà di un uomo che non smise di credere nei propri ideali. Dall’altra, la consapevolezza che anche le figure più celebrate della storia portano con sé contraddizioni, errori e scelte discutibili.
Perché la storia non è fatta soltanto di eroi senza macchia, ma di esseri umani, con le loro grandezze, i loro limiti e le loro ambizioni.
Forse è proprio questo il fascino di Caprera, non trovarsi semplicemente davanti alla casa di un eroe, ma entrare, almeno con l’immaginazione, nella vita di un uomo, con le sue passioni, le sue inquietudini e le sue ostinazioni.
Tra quelle mura la storia diventa più vicina, meno astratta, quasi tangibile. Conoscere davvero i grandi personaggi del passato significa non fermarsi alla loro gloria, ma provare a comprenderne anche i limiti. Perché la storia, quando riesce a emozionarci, non ci chiede soltanto di ammirare, ci invita anche a riflettere.
Bruno Matacchieri
Articolo non redatto con l’ausilio dell’AI
