• Lun. Feb 26th, 2024

Una Madonna e la sua leggenda a Napoli

Madonna

Avvolta dalla leggenda, amata dai suoi fedeli, nel cuore di Napoli c’é una Madonna con delle scarpette particolari

Napoli è sempre stata terra di grande cultura ed arte, ma non è mai mancato l’aspetto fantasioso e misterioso, misto alla religiosità, dei suoi abitanti. E, ovviamente anche i santi fanno la loro parte, ma ciò che colpisce in questa leggenda é che ne sia protagonista addirittura la Madonna.

A Forcella

Nel cuore del quartiere Forcella, infatti, sorge il grande “Complesso monumentale della “SS. Annunziata”, edificato dagli Angioini nel XIII secolo, comprendente un ospedale, un convento, una chiesa ed un conservatorio.

Madonna
Facciata della Basilica

Il complesso, ampliato e rimaneggiato nel corso dei secoli, ha un attuale aspetto settecentesco, opera degli architetti Luigi e Carlo Vanvitelli. La città intera è molto legata a questa istituzione, perché per 600 anni la Real Casa dell’Annunziata ha accolto e curato tanti neonati che, per varie vicissitudini, erano stati abbandonati dalle loro mamme.

Ancora oggi, la presenza nell’ospedale dei reparti di neonatologia e ginecologia, dove tutte le mamme accorrono per curare i loro bambini, garantisce a tutti i piccoli pazienti ogni cura necessaria.

E visitare oggi il complesso consente di essere accolto da un vecchietto dall’età indefinita, dalle rughe profonde e dagli occhi grandi che irradiano gioia e gratitudine nello stesso tempo. Si presenta come una guida volontaria e, nelle sue parole, si percepisce immediatamente tutto il suo orgoglio e passione nel rivestire questo ruolo di narratore di antiche storie e tradizioni della sua bella Napoli.

La storia, la leggenda

Con passo sicuro ed un linguaggio chiaro, dal forte accento napoletano, la simpatica guida ti conduce, attraverso l’arco cinquecentesco d’ingresso, nel monastero dove ti mostra la Ruota degli Esposti, ormai in disuso dal 1875.

In quella angusta struttura venivano deposti, in maniera anonima, i neonati di mamme indigenti costrette dalla miseria ad abbandonarli. Talvolta, semplici oggetti, come monili, monete spezzate, biglietti o altri segni, venivano inseriti nella ruota per consentire un eventuale successivo riconoscimento. Una speranza per la mamma di poter riabbracciare un giorno il suo bambino.

La guida, dal sorriso contagioso, con fierezza spiega come questi bambini, una volta entrati nel monastero, diventavano “figli della Madonna”, ed erano accolti, curati e nutriti dall’amorevolezza delle suore.

Con semplicità ci sottolinea poi come, dalla Sacra Ruota degli Esposti ha origine il più comune cognome dei napoletani, “Esposito”. Al di sopra della ruota, un tempo si poteva leggere la scritta “O padre e madre che qui ne gettate, alle vostre limosine siamo raccomandati”.

La Basilica

La visita prosegue nella imponente Basilica della Santissima Annunziata Maggiore dove si apre, alla vista, una navata tardo barocco culminante in una maestosa cupola del Vanvitelli.

Madonna
Interno della Basilica

Nel transetto, al lato sinistro del margine del presbiterio, è collocata una piccola statua della Madonna dell’Annunziata, dalle fattezze di una bambola di porcellana e dai lunghi capelli ricci veri, donazione, come voto, delle donne di Forcella.

Oggetto di devozione popolare, la statua indossa un manto azzurro ed un paio di scarpine che vengono cambiate ogni anno in occasione della Festa dell’Annunziata. Qui la narrazione assume un tono tra il misterioso e il devoto, e la fede si intreccia alla tradizione popolare.

La Madonna andrebbe a trovare di notte tutti gli orfanelli e le persone bisognose per sfamarle e portar loro conforto. Da lì nasce la credenza secondo cui si consumerebbero le scarpe che lei indossa.

Le scarpette consumate

La Madonna pellegrina consumerebbe così la suola delle sue #scarpette che quindi vengono cambiate ogni anno.

La statua della Madonna

Quelle scarpine consumate diventano segno di un #miracolo per la gente del quartiere e vengono conservate con amore, dalle suore, come delle reliquie. Successivamente possono essere affidate a chi ha bisogno di una grazia. A una mamma che le pone sotto il cuscino del figlio malato finché non guarisce, oppure a una moglie afflitta dal dolore per il marito moribondo.

La Chiesa ufficiale prende però le distanze. Non lo considera un #miracolo, né le #scarpette delle reliquie.

Storia, dolce favola, leggenda o no, per gli abitanti del quartiere è un vero e proprio miracolo. Un prodigio che conferma come Maria non abbandoni nessuno, neanche uno solo dei suoi figli.

Una storia che ha dell’incredibile. Una sfida alla ragione, dove la tradizione popolare, sostenuta dalla #fede, prevale sulla realtà e sulla logica profana.

Quella fede che sostiene i più bisognosi, che aiuta a credere anche nell’impossibile, quella fede che diventa un valore aggiunto per chi la possiede e oggetto d’invidia per chi non la possiede. Alla fine della visita la nostra guida, con il suo sorriso ancora più luminoso, ci ringrazia per la nostra piccola ricompensa. Troppo piccola rispetto al suo grande dono: l’emozione.

#BrunoMatacchieri

Di Bruno Matacchieri

medico psichiatra, scrittore, esperto di opera lirica