MadonnaFoto di B.Matacchieri

Ancora oggi, a Scicli, la Madonna a cavallo protegge con la spada i suoi abitanti  

Nella Chiesa Madre di Sant’Ignazio a Scicli (RG), è custodita la Madonna delle Milizie, una statua a cavallo, a grandezza naturale, della Vergine che impugna una spada.

Si tratta di un’opera in legno e cartapesta raffigurante la Madonna. Vestita di un manto di seta celeste, con una corazza, una corona regale su una parrucca di capelli veri neri, con la spada sguainata nella mano destra, cavalca un cavallo bianco rampante, mentre calpesta i Saraceni.

Madonna-delle-Milizie La Madonna a cavallo, tra leggenda e misticismo
La Madonna delle Milizie-foto di B.Matacchieri

Una Madonna singolare

Difficile per l’osservatore superficiale dare una logica spiegazione a questa raffigurazione insolita della Madonna.

Una Madonna guerriera che con la spada voglia uccidere? Difficile da credere! Una Madonna che con la spada vuole difendere un popolo? Più probabile. Ma i poteri sovrannaturali della Madonna non sono ben altri che quelli della forza?

Santi a cavallo con aspetto fiero e guerriero ne abbiamo tanti, da San Giorgio a San Demetrio, da San Teodoro a San Martino di Tours. Ma anche sante a cavallo si trovano nella iconografia cristiana. Santa Giovanna d’Arco e Santa Barbara, per citarne alcune.

Ma la Madonna a cavallo rappresenta una vera eccezione che merita una riflessione ed un approfondimento.

Un’iconografia unica al mondo

Questa iconografia è unica al mondo nel rappresentare la Vergine come una guerriera in armatura. È una copia del 1991 di una precedente statua in legno del XVIII secolo, creata per dare forma visiva alla leggenda della “Maronna ri Mulici”, italianizzata in Madonna delle Milizie.

La tradizione, la leggenda

Secondo la tradizione, nel marzo del 1091, nella piana di Donnalucata in contrada Mulici nei pressi di Scicli, avvenne una cruenta battaglia tra l’emiro Belcame, a capo delle forze saracene, e gli abitanti di Scicli affiancati dall’esercito normanno.

La battaglia era decisiva per la conquista musulmana della Sicilia, allora sotto il controllo normanno del conte Ruggero d’Altavilla. Di fronte alla minacciosa avanzata dei musulmani gli abitanti di Scicli e gli alleati normanni invocarono l’aiuto della Vergine Maria che apparve su un cavallo bianco in veste di guerriera.

I Saraceni furoni sconfitti e Scicli fu “libera”, sotto la dominazione normanna.

La leggendaria apparizione è comprovata dai Codici Sciclitani, importanti memorie storiche e linguistiche del Seicento siciliano. I due testi che compongono i codici furono ritrovati nel 1653 nell’archivio del Castello dei Tre Cantoni di Scicli e raccolgono deposizioni giurate di 63 testimoni ascoltati a Palermo.

Le memorie furono fondamentali per lo studio della tradizione della Madonna delle Milizie. Tuttavia, non dimostrarono la presenza diretta di Ruggero d’Altavilla nel campo di battaglia, né l’apparizione della Madonna a cavallo. La Vergine invece apparve, secondo le testimonianze, avvolta da una nube splendente, manifestando così il suo intervento divino.

Il valore simbolico della Madonna di Scicli

La Madonna delle Milizie rappresenta un simbolo identitario per la comunità di Scicli, dove c’è un profondo legame storico, culturale e spirituale con questa miracolosa apparizione.

Questa inusuale iconografia richiama il concetto biblico di “Dio degli eserciti” che protegge i fedeli dal pericolo delle guerre.

I cittadini di Scicli ancora oggi non dimenticano questo intervento miracoloso che diventa fulcro della festa e della rievocazione storica che si tiene ogni anno a maggio nella piazza principale della cittadina.

La Festa della Madonna delle Milizie è una delle più antiche celebrazioni religiose della Sicilia, le prime testimonianze di festeggiamenti risalgono al 1709. La sacra rappresentazione dell’evento non è solo una rievocazione folcloristica ma una memoria collettiva, una narrazione in forma di dramma storico in cui la città riconosce le proprie radici e la propria identità.

Scicli, scrigno di cultura, storia e fede

Questa importante tradizione culturale di Scicli, scrigno indiscusso di storia e fede, si aggiunge all’eccezionale valore architettonico del suo centro storico.

Fu ricostruito dopo il devastante terremoto del 1693, e le è valso l’inserimento nel celebre sito seriale delle Città tardo barocco della Valle di Noto, patrimonio dell’Umanità UNESCO.

“All’incrocio di tre valloni, con case da ogni parte su per i dirupi, una grande piazza in basso a cavallo di una fiumara, e antichi fabbricati ecclesiastici che coronano in più punti come acropoli barocche il semicerchio delle altitudini..”,

così Scicli è descritta poeticamente da Elio Vittorini, per bocca del personaggio del pastore, nel suo romanzo “Le Città del Mondo”.

Bruno Matacchieri

Di Bruno Matacchieri

medico psichiatra, scrittore, esperto di opera lirica