Il Palazzo del governatore di FenestrellePalazzo del governatore- ph di B.Matacchieri

Opera straordinaria di ingegneria alpina, nata per scopi difensivi, Fenestrelle diventa anche luogo di detenzione, che genera abusi e sofferenze

“Uno dei più straordinari edifizi che possa aver mai immaginato un pittore di paesaggi fantastici: una sorta di gradinata titanica che dalla cima di un monte alto quasi duemila metri vien giù fin nella valle….Una cosa strana, grande, bella davvero. Era la Fortezza di Fenestrelle….”.

Questa stessa intensa emozione del De Amicis, nel 1883, la può provare oggi il turista.

Il Forte di Fenestrelle

Il Forte di Fenestrelle è uno dei più straordinari esempi di architettura militare alpina. È un imponente complesso fortificato che si sviluppa per oltre tre chilometri sulle montagne della Val Chisone, in Piemonte.

La sua mole, che sembra fondersi con la roccia e seguire il profilo della montagna, suscita ancora oggi un’impressione di forza e di solitudine.

La-Muraglia Fenestrelle, tra grandezza e sofferenza umana
La mole imponente della Muraglia di Fenestrelle-ph di B.Matacchieri

La costruzione ebbe inizio nel 1728 per volontà di Vittorio Amedeo II di Savoia, su progetto dell’ingegnere militare Ignazio Bertola. Lo scopo era essenzialmente difensivo. Proteggere il confine occidentale del Regno di Sardegna dalle possibili incursioni francesi e controllare uno dei principali passaggi alpini.

Non si trattava di un unico forte, ma di un articolato sistema di fortificazioni, caserme, ridotte, batterie e collegamenti interni, concepito per resistere agli attacchi e garantire il controllo strategico della valle.

La sua realizzazione, proseguita per oltre un secolo con successive modifiche e ampliamenti, testimonia quanto la difesa dei confini fosse considerata fondamentale dagli Stati dell’epoca. Inoltre, il forte è celebre per la sua impressionante scala coperta (scala reale), composta da circa 4000 gradini scavati nella roccia che collegano le diverse parti del forte al riparo dalle intemperie e dai nemici.

Una storia da raccontare

Eppure, dietro questa straordinaria opera di ingegneria militare si nasconde anche una storia fatta di costrizione e sofferenza.

Il forte non fu soltanto una struttura difensiva, nel corso del tempo venne utilizzato anche come prigione militare e luogo di detenzione.

In particolare, durante il XIX secolo, vi furono rinchiusi militari condannati per reati disciplinari e persone considerate pericolose o scomode per l’ordine costituito.

Dopo l’unificazione italiana, la fortezza entrò anche nella storia delle tensioni politiche e militari del nuovo Regno.

Uno degli aspetti più significativi della storia di Fenestrelle è proprio la sua funzione carceraria. Le sue mura ospitarono detenuti militari, prigionieri politici e uomini appartenenti a eserciti sconfitti. E, durante il periodo napoleonico, vi fu rinchiuso anche il cardinale Bartolomeo Pacca, collaboratore di papa Pio VII, arrestato nel contesto dello scontro tra Napoleone e la Chiesa.

Negli anni del Risorgimento, inoltre, vi furono detenuti soldati provenienti dagli eserciti degli antichi Stati italiani, compresi militari del Regno delle Due Sicilie.

Fenestrelle, tra storia e racconti

Su queste vicende è importante distinguere i fatti documentati dalle narrazioni successive, talvolta controverse. Immaginare la vita di questi uomini all’interno della fortezza infatti significa pensare alla durezza della reclusione, all’isolamento, alla lontananza dagli affetti e alla perdita della libertà.

Le caserme e i cameroni, concepiti per accogliere i soldati, potevano diventare luoghi di detenzione, nei quali l’individuo era privato non soltanto della possibilità di muoversi liberamente, ma anche di una parte essenziale della propria dignità.

La disciplina militare, quando si trasformava in sopraffazione, poteva ridurre l’uomo a un semplice corpo da sorvegliare e comandare.

È forse questo l’aspetto che più colpisce visitando oggi il forte. La consapevolezza che l’essere umano, quando dispone di un potere assoluto o difficilmente controllabile su un altro essere umano, può arrivare a dimenticarne la dignità altrui.

Scala-coperta Fenestrelle, tra grandezza e sofferenza umana
La scala coperta di Fenestrelle- ph di B.Matacchieri

Solo un numero

Chi è rinchiuso diventa facilmente un numero, un nemico, un colpevole sul quale esercitare la propria autorità. La distanza tra chi comanda e chi subisce, tra chi custodisce le chiavi e chi non può oltrepassare una porta, può trasformarsi in una distanza morale, capace di rendere accettabili comportamenti che, in condizioni di parità, sarebbero giudicati disumani.

Naturalmente, non tutte le forme di detenzione sono uguali e la responsabilità individuale non può essere cancellata. Tuttavia, la storia delle prigioni ci ricorda quanto sia fragile il confine tra l’esercizio legittimo dell’autorità e l’abuso del potere. È proprio nella condizione di chi non può difendersi che si misura, forse, la vera civiltà di una società.

All’indomani della seconda Guerra Mondiale

Dopo la Seconda guerra mondiale, il forte fu progressivamente dismesso e cadde in un lungo periodo di abbandono.

Il recupero e la valorizzazione avviati negli ultimi decenni lo hanno restituito all’attenzione del pubblico, trasformandolo in un luogo di memoria e di riflessione. Accanto alla meraviglia per l’ingegno umano, che ne rese possibile la costruzione, la fortezza richiama anche una riflessione più amara, quella sull’uso del potere e sulla sofferenza inflitta agli uomini in nome della sicurezza, della disciplina e dell’autorità.

Oggi Fenestrelle non è soltanto un monumento alla potenza dell’ingegneria militare, né semplicemente una testimonianza delle strategie difensive del passato. È anche un luogo che invita a interrogarsi sul rapporto tra forza e giustizia, tra obbedienza e coscienza, tra autorità e rispetto della persona.

Le sue mura, costruite per impedire al nemico di entrare e al soldato di fuggire, sembrano custodire una domanda che attraversa i secoli: quanto può dirsi davvero grande una civiltà, se la sua grandezza architettonica non è accompagnata dal rispetto per la dignità umana?

Bruno Matacchieri

Di Bruno Matacchieri

medico psichiatra, scrittore, esperto di opera lirica

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