11 settembre 2001, l'attentato alle Torri Gemellepexels-mauricio-krupka-buendia-1141363850-32624161

In quell’11 settembre di 25 anni fa tutto cambiava e il mondo conosceva il volto nuovo dell’America. Un volto ancora attuale

Un bilancio pesante, in termini di vite umane, quello dell’11 settembre di 25 anni fa, quando 19 dirottatori di al-Qaeda si impossessarono di quattro aerei di linea e li fecero schiantare contro il World Trade Center e il Pentagono. Morirono circa 3.000 persone.

Da quel momento ebbe inizio quella che l’allora presidente degli Stati Uniti, George Bush, definì la guerra al terrore. L’America mutò volto e influenzò notevolmente la politica e gli assetti internazionali, contribuendo a consolidare la politica espansionistica di Israele.

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Foto Wikipedia di Pubblico Dominio- Il presidente George Bush

Dopo neanche un mese gli Stati Uniti, per ordine del presidente Bush, attaccarono l’Afghanistan. L’obiettivo? Sradicare il regime dei talebani, rei di aver da sempre protetto Al Qaida e il suo leader: Osama bim Laden.

Iniziava il periodo più brutto della Storia che, ancora oggi, scrive pagine terribili di stragi di civili e di guerre ancorate a pseudo motivazioni.

Le conseguenze

Fu terribile. In pochi minuti il mondo vide sgretolarsi il cuore pulsante del business americano. Le due torri si polverizzarono, come le vite di migliaia di persone al loro interno.

Ma queste polveri rappresentarono anche l’inizio del declino di ogni tolleranza e pacifica convivenza con alterità socio-culturali per il mondo occidentale, pervaso dalla convinzione che in ogni musulmano potesse esservi un potenziale terrorista.

Dall’America infatti si diffuse l’idea che fosse legittimo e necessario importare ‘la democrazia‘ in paesi retti da regimi. Un’azione questa che sostanzialmente e in molti casi ricorreva alla guerra. E fu proprio Bush che introdusse quel concetto, oggi sventolato da Netanyahu, di ‘asse del male‘.

Sostanzialmente una minaccia per la pace nel mondo. Una pace che, a ben guardare, é stata minata proprio da queste continue azioni in armi da parte degli Stati Uniti e di altre Nazioni, viste come vere e proprie prevaricazioni da parte del mondo mediorientale.

L’odio semina l’odio

E, quando nel 2003 gli Usa invasero l’Iraq per abbattere il regime di Saddam Hussein, sulla base di accuse poi risultate infondate, ebbe inizio quel processo di radicalizzazione che ebbe il nome di ISIS.

Il mondo era pervaso da un’ondata di sdegno e di paura. Le azioni terroristiche si moltiplicavano, ma nessuno pensava alle migliaia di civili uccisi nelle terre in cui si intendeva portare la presunta democrazia.

Fu un vero fallimento, sotto tutti i punti di vista. Certo in Afghanistan la condizione delle donne migliorò, come apparentemente migliorarono le condizioni di vita generali, ma quando con Joe Biden gli americani indecorosamente si ritirarono, tutto tornò come prima.

I talebani tornarono al potere dopo 20 anni. Non si era concluso niente!

Stati Uniti oggi

Oggi, negli Stati Uniti, il ricordo delle vittime di quell’11 settembre del 2001. Una Nazione che non può dimenticare, dunque, ma che dovrebbe anche ricordare le migliaia di vittime, tra cui donne e bambini, delle guerre che in tutti questi anni e ancora oggi hanno cercato di costruire una presunta ‘via del bene’ seminando morte e distruzione.

Anche noi, come tutti gli Americani, rivolgiamo il nostro ricordo a quelle 3000 vittime della falce terroristica, ma non accettiamo le guerre e come diceva Papa Francesco, siamo fermamente convinti che ogni guerra sia una sconfitta.

Nella guerra infatti non ci sono né vincitori, né vinti.

Irma Saracino