NabuccoFoto tratta da video di Storia e Mitologia illustrate

Nell’opera Nabucco Verdi esplora per la prima volta il tema dell’amore filiale a lui caro, che diverrà elemento costante di molte sue opere

Terza opera di Giuseppe Verdi, Nabucco fu composta nel 1842, in uno dei periodi più dolorosi della vita del grande maestro.

Nell’agosto del 1838 era morta la figlia Virginia e nell’ottobre 1839 il figlio Icilio, entrambi all’età di un anno e mezzo. Nel giugno del 1840 era morta anche la moglie Margherita all’età di 26 anni.

In questo stesso anno la sua seconda opera, “Un Giorno di Regno”, aveva avuto un esito disastroso sia di pubblico che di critica.

Una decisione sofferta, la rinascita

Questa serie di eventi luttuosi aveva distrutto la sua famiglia, che con fatica si era costruita, e la sua autostima di compositore. La sua intera vita era distrutta.

Verdi si era trasformato in poco tempo nel lugubre protagonista di un dramma che appariva non destinato a svanire. Aveva deciso di non scrivere più musica per le scene, ma l’impresario Marelli gli fornì forzatamente un nuovo libretto, Nabuccodonosor di Temistocle Solera, che si era ispirato alla omonima pièce teatrale del 1837, del drammaturgo francese Auguste Anicet-Bourgeois. Una piece che imperversava con successo nei teatri parigini.

Nabucco_-_1852_cover Nabucco, re e padre
Nabucco – la cover del 1842- foto by Wikipedia commons

La genesi di un capolavoro

La storia romanzata di questo potente re babilonese e, soprattutto, i versi del Va pensiero”, ispirarono il maestro che vide in esso una opportunità di riscatto. Pensò alla situazione dell’Italia occupata e alla possibilità di realizzare un’opera velatamente patriottica.

Il suo riscatto sarebbe stato così il riscatto dell’Italia. Cominciava per lui, tanto innamorato della Bibbia, il suo periodo epico.

Il successo del Nabucco fu immediato, dovuto anche ai motivi strettamente politici. In soli quattro mesi l’opera ebbe infatti ben 57 rappresentazioni.

I perché del successo

Il tono biblico e lo spirito profetico pervadono l’intera opera, il dramma si alterna tra l’austerità ebraica e le mollezze babilonesi. L’elemento ideologico, ossia l’esaltazione dello spirito di popolo, poggia su una dimensione iperumana dei personaggi.

Ma la vera novità fu la potenza drammatica con cui il maestro trattò l’amore filiale, tema a lui molto caro, che troverà seguito anche in molte altre sue opere successive, dalla Traviata alla Luisa Miller, dal Rigoletto al Trovatore.

Il bisogno di trattare questo tema appare scaturito, quasi certamente, dai suoi sentimenti paterni frustrati dagli eventi luttuosi del periodo. Per Verdi però l’amore filiale non era solo un sentimento, ma la forza motrice del dramma che spesso si intreccia a temi di tradimento, vendetta e sacrificio.

I personaggi

Tutti i personaggi di questa opera sono trattati a tinte forti, ma Nabucco è sicuramente la personalità più sfaccettata.

Entra in scena a cavallo, nel tempio di Salomone a Gerusalemme, con un atteggiamento superbo, protervo e violento, non è un sovrano ma un Dio. Soggioga tutti i personaggi che lo circondano, è temuto. Ma quando una forza occulta, una folgore, gli toglie ogni potere ed anche l’intelletto, subentra in lui lo sgomento, invoca la figlia prediletta Fenena.

Il suo amore paterno riemerge, mentre sentimenti contrastanti si alternano in lui. L’amore di Fenena e la prigionia lo cambiano, si redime, cede alla preghiera e si converte alla religione degli Ebrei. Libera il popolo ebraico, ritrovando la sua umanità.

La follia di Nabucco simboleggia in realtà la sua caduta, la conversione la sua redenzione spirituale. Ma il rapporto più complesso lo ha con Abigaille la schiava creduta figlia di Nabucco.

Abigaille ha uno sviluppo di personalità del tutto lineare. Assetata di potere e di vendetta vuole riscattare il suo ruolo di schiava sacrificando ogni altro suo sentimento, persino quello dell’amore.

Lei deve agire. Perseguita ferocemente gli Ebrei, imprigiona il padre adottivo e ne usurpa la corona, ma alla fine rinnega se stessa, si avvelena incapace di reggere il peso della sua ambizione e dei suoi veri sentimenti d’amore.

Il Coro, vero protagonista del Nabucco

Ma il vero protagoniste dell’opera è il Coro, cioè il popolo ebraico. Un popolo che vive la condizione della cattività babilonese, espressa in modo corale, unitario. È l’epopea di un popolo in esilio schiacciato dalla tirannide che, nella aggregazione, cerca il riscatto e la libertà.

Il coro è una significativa creazione verdiana, un personaggio unico che raggiunge il culmine della passione nel famoso “Va pensiero”. Un testo, accompagnato da una struggente musica, che è una parafrasi del salmo 136 della “Vulgata”. La traduzione dal greco al latino dell’antica Bibbia, realizzata alla fine del IV secolo da San Girolamo.

Verdi trasforma questo salmo in un inno patriottico, il lamento degli Ebrei in esilio, il dolore e la nostalgia della patria perduta, ma anche la speranza di liberazione.

Il coro del “Va pensiero” diventa così emblema e metafora del desiderio di liberazione del popolo italiano dalla oppressione austriaca che, al pari del popolo ebraico, combatte il tentativo da parte dell’oppressore di cancellare la propria identità culturale.

Da Rossini in poi

Gioacchino Rossini definì il coro del “Va pensiero”“la grande aria per soprani, contralti, tenori e bassi”,volendo riconoscere ad esso un ruolo centrale nell’opera.

Verdi con il Nabucco ha dato l’avvio alla centralità del coro come protagonista rappresentazione solenne e totale dell’elemento popolare, che si confermerà in molte sue opere successive.

Sembra che per questa scelta il maestro si sia ispirato al saggio “La Filosofia della Musica”, pubblicato nel 1836 da Giuseppe Mazzini, in cui il grande politico e filosofo auspica che il coro sia maggiormente sviluppato nel dramma musicale moderno e si possa riscattare dalla sfera secondaria e passiva cui in generale era stato assegnato fino a quel momento.

Ma l’impianto del dramma va oltre il conflitto di religione e gli aneliti di libertà, il tema centrale resta comunque “l’amore filiale” espresso soprattutto nel conflitto tra Nabucco e le sue figlie che si trasforma in pentimento, redenzione ed amore.

Bruno Matacchieri

Di Bruno Matacchieri

medico psichiatra, scrittore, esperto di opera lirica