Oriana Fallaci con Presidente LeoneFoto di Pubblico dominio- La Fallaci intervista nel 1973 il presidente Leone

Oriana Fallaci e Michela Murgia, due donne, due voci, dirette verso un unico intento: una libertà senza compromessi

Michela Murgia e Oriana Fallaci appartengono a generazioni diverse e hanno attraversato epoche profondamente differenti. Eppure, nelle loro vite, esiste un filo che, a distanza di anni, sembra unirle. Quello di due donne che hanno scelto di usare la parola come strumento di libertà, di denuncia e di affermazione di sé.

Entrambe giornaliste e scrittrici, entrambe femministe, entrambe accomunate da un carattere forte e da una straordinaria capacità di suscitare discussioni e controversie.

Due voci straordinarie nel buio dell’ipocrisia

Murgia e Fallaci hanno fatto della propria voce una forma di identità. Nessuna delle due ha mai cercato il consenso a tutti i costi. Al contrario, hanno spesso scelto di esporsi, di sostenere posizioni scomode e di affrontare apertamente temi capaci di dividere l’opinione pubblica.

C’è poi un’analogia dolorosa e profonda. Entrambe hanno dovuto confrontarsi con una malattia oncologica che le ha accompagnate negli ultimi anni della loro vita e che, infine, le ha portate alla morte.

Così diverse. così affini

Oriana Fallaci morì a Firenze il 15 settembre 2006, a 77 anni, dopo una lunga battaglia contro un tumore ai polmoni.

Michela Murgia è morta a Roma il 10 agosto 2023, a 51 anni, dopo aver reso pubblica la propria malattia e aver raccontato con grande lucidità anche il rapporto con la morte.

Due vicende personali diverse, ma accomunate dalla volontà di non sottrarsi al confronto con la malattia e con la propria fragilità.

Il loro rapporto con il giornalismo, tuttavia, fu molto diverso. Fallaci apparteneva alla grande tradizione del giornalismo d’inchiesta e del reportage internazionale.

Fu inviata di guerra, intervistò alcuni dei più importanti protagonisti della politica mondiale e costruì la propria fama attraverso interviste diventate celebri per il tono incalzante e spesso spregiudicato delle domande. La sua scrittura era tagliente, passionale, combattiva. Nelle sue interviste non era una semplice osservatrice, entrava nella scena, provocava, metteva alla prova l’interlocutore.

Murgia, invece, si affermò in un’epoca nella quale il giornalismo tradizionale conviveva ormai con la televisione, il web e i social network.

La sua voce divenne particolarmente riconoscibile attraverso gli articoli, i libri, gli interventi pubblici e le numerose apparizioni televisive. Il suo stile era spesso più intimo e dialogico, capace di trasformare l’esperienza personale in uno strumento per interrogare la società.

Anche il femminismo rappresenta un punto d’incontro, ma non certo di identità tra le due. Fallaci fu una donna profondamente indipendente, insofferente verso i ruoli femminili tradizionali e determinata a conquistare, in un mondo prevalentemente maschile, uno spazio che non le venisse concesso ma che fosse conquistato con il talento e con la forza del carattere. La sua stessa vita rappresentò, sotto molti aspetti, una rottura con l’immagine convenzionale della donna del suo tempo.

Murgia, invece, elaborò una riflessione femminista più esplicitamente politica e contemporanea. Mise al centro questioni come la parità di genere, il patriarcato, la maternità, la famiglia, il lavoro e i diritti delle persone.

Il suo femminismo non riguardava soltanto la condizione delle donne, ma mirava a mettere in discussione i meccanismi sociali e culturali attraverso i quali vengono stabiliti i rapporti di potere.

Le differenze

Ed è proprio sul terreno delle idee che emergono le differenze più profonde. Fallaci fu una figura fortemente individualista, orgogliosa della propria autonomia e spesso contraria alle ideologie collettive.

La sua visione del mondo divenne, soprattutto negli ultimi anni, sempre più segnata da una forte opposizione all’islamismo e da una concezione assai critica dell’immigrazione e del multiculturalismo.

Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, le sue posizioni divennero ancora più radicali, suscitando ammirazione ma anche dure polemiche.

Murgia apparteneva invece a una sensibilità progressista e si impegnò apertamente per i diritti civili, per una concezione più inclusiva della società e per il riconoscimento di forme diverse di famiglia e di affettività. Era profondamente critica nei confronti delle strutture di potere tradizionali e sosteneva una visione della società fondata sull’inclusione e sulla solidarietà.

Anche il loro modo di affrontare la morte fu differente. Fallaci, da sempre gelosa della propria privacy, mantenne a lungo un rapporto molto riservato con la propria malattia.

Murgia, al contrario, negli ultimi mesi, trasformò la propria esperienza in un racconto pubblico, parlando della malattia, della paura e della morte con una franchezza che divenne quasi un ultimo atto politico. La sua scelta di raccontarsi fino alla fine contribuì a trasformare la vicenda personale in una riflessione collettiva sulla vita e sul diritto di scegliere come viverla.

Eppure, al di là delle differenze politiche e culturali, resta qualcosa che le accomuna profondamente: l’incapacità, o forse la volontà, di essere donne accomodanti. Fallaci e Murgia hanno avuto il coraggio di essere divisive, di esporsi, di contraddire e di non adattarsi alle aspettative degli altri.

Una è stata la grande reporter che ha attraversato guerre e palazzi del potere, l’altra una scrittrice e intellettuale capace di portare nel dibattito pubblico le questioni della contemporaneità.

Una ha scelto spesso lo scontro frontale, l’altra il ragionamento, il racconto e la provocazione culturale. Ma entrambe hanno considerato la parola non come un semplice mestiere, bensì come uno spazio di libertà.

Forse è proprio questa la somiglianza più importante tra Oriana Fallaci e Michela Murgia, entrambe hanno difeso fino in fondo il diritto di pensare con la propria testa. E se le loro idee sono state spesso lontane, entrambe hanno lasciato una traccia nella cultura italiana proprio perché non hanno avuto paura di trasformare la propria voce in una forma di dissenso.

Due donne molto diverse, dunque, ma accomunate dalla stessa ostinata esigenza di libertà. Due giornaliste e scrittrici che hanno fatto della parola una battaglia e che, anche davanti alla malattia, hanno continuato a confrontarsi con il mondo secondo il proprio modo di essere.

La loro eredità, più che nelle risposte che hanno dato, forse sta nelle domande che hanno saputo porre. E nella libertà con cui hanno scelto di farlo.

BRUNO MATACCHIERI

Di Bruno Matacchieri

medico psichiatra, scrittore, esperto di opera lirica