OlimpiadiRicostruzione dell'Altis (Heinrich Gärtner, XIX secolo) by Wikipedia/org

Si rinnova l’appuntamento con le Olimpiadi, un evento che dovrebbe unire i popoli, sulle orme dell’antico spirito greco

Una manciata di ore, poi la fiaccola delle Olimpiadi tornerà a illuminare il mondo in quel messaggio di pace, mai come oggi, dimenticato, calpestato. Un messaggio che in quel remoto 776 a. C. sia pure nei termini di una tregua temporanea, rappresentò il sacro fuoco dello sport che rende tutti migliori, dimentichi delle contese.

E, da allora, Olimpia, città sacra a Zeus, divenne mito, storia, tempo, eternità.

jimbo457-ai-generated-8670827_1920 Le Olimpiadi, dalla Mitologia alla Storia
Zeus. foto generata dall’Ai di Jim Cramer da Pixabay

Lo sport nell’Antica Grecia

Padri indiscussi della nostra cultura e della nostra identità, i Greci tramandarono alla posterità il valore assoluto dello sport, inteso non solo nel suo spirito agonistico, ma anche nel suo significato religioso e culturale.

Per comprendere questa sottile connessione tra competizione e religiosità, dobbiamo calarci in quel concetto di armonia e di bellezza, tipicamente greco, che non era solo legato alla fisicità, ma, anche e soprattutto, alla bellezza interiore.

Una sorta di nobilitas che si esprimeva anche in prove fisiche, nelle quali si cimentavano esclusivamente uomini. Tutti greci e cittadini liberi. Una barriera, senza dubbio, fortemente discriminante nei confronti degli stranieri e delle donne, ma che univa, almeno in questa circostanza le città elleniche, consapevoli di appartenere comunque ad una cultura che avrebbe lasciato i segni nel tempo, nella Storia.

Ed é in questa ottica che vanno letti, compresi gli antichi Ὀλυμπιακοί Ἀγώνες ( giochi Olimpici), inizialmente legati alla sola corsa, poi ampliati alla lotta e ad altre specialità.

Consacrati a Zeus, i giochi olimpici esprimevano la loro valenza religiosa che si traduceva anche nella sospensione di ogni conflitto, ogni rivalità. Per una volta, almeno, le pòleis greche erano unite, pronte a cimentarsi in quell’elemento sacro di coesione che era lo sport.

Un messaggio che oggi sembra calpestato e che indubbiamente dimentica quell’antico esempio di civiltà.

Oggi le religioni , o almeno le loro manipolazioni, dividono e troppo spesso sono strumento di campagne volte a legittimare azioni sanguinose. L’uomo dimentica ormai la sua Humanitas e s’inchina alla barbarie.

La divinità nell’Antica Grecia

Il rapporto con la divinità era molto intenso, stretto, nell’Hellas dell’epoca, quasi , quella degli dei, fosse una dimensione parallela, sempre pronta ad intervenire nelle vicende umane. Gli dei, infatti, di frequente, assumevano sembianze umane, ma anche nel loro Olimpo vivevano le stesse pulsioni emotive degli uomini.

Conseguentemente era scontato, che ogni azione dell’uomo, ed anche le Olimpiadi, fosse preceduta da preghiere e rituali consacrati al dio della circostanza, per onorarlo, ma anche per garantirne la protezione.

Un atto dovuto, dunque, che rappresentava un valore aggiunto ed ammantava di sacralità la guerra, ma anche lo sport

Il valore delle Olimpiadi

Alla luce di queste premesse, si comprende quanto profondo fosse il significato delle Olimpiadi, sia nella realtà, che nella sacralità.

Che i rapporti tra le pòleis greche ( vere e proprie città stato) non fossero idilliaci é ben noto. Ce lo dice infatti la Storia, ma ci racconta anche di come, in nome dello sport, mettessro da parte ogni conflitto.

Le Olimpiadi erano dunque un atto sacro, da rispettare in onore del divino Zeus e i vincitori, premiati con una corona di ulivo, divenivano eroi, simboli di suprema bellezza interiore e fisica.

Nessun guadagno, quindi, se non la gloria e l’immortalità. E l’esempio più eclatante ci é fornito dall’atleta di Taranto, diventato mito, leggenda.

Non solo Storia

Ben presto le Olimpiadi scandirono anche il tempo ed ogni vicenda si collocava nel tempo della singola Olimpiade.

Il Mito si fondeva così con la Storia in una trama immortale, fino ad essere l’oggi. Fino ad essere il nostro tempo, devastato dalle guerre, da odi dettati dai potenti. Dimentichi di ogni Dio, di ogni umanità.

Ma stasera il fuoco sacro delle Olimpiadi tornerà ad illuminare,( almeno lo speriamo), i cuori e quel Dio, troppo dimenticato, ascolterà la nostra preghiera. Una preghiera sommessa, bisbigliata anche nella solitudine e nel dolore di quanti vivono nell’orrore delle guerre.

Irma Saracino